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Happiness (T. Solondz)

  • Scritto da Michele Ciliberti

happiness locandina

happiness locandina - happiness locandina
È stato uno dei film più criticati della storia. Brutale, crudo e incredibilmente illuminante. Ha messo a nudo la classe media americana e l’ha umiliata mostrandone il volto più sordido e umano. Vizi, perversioni e debolezze: 20 motivi per guardare “Happiness”.

1. L’incredibile empatia che si crea con i personaggi. In qualsiasi altro film ogni singolo personaggio sarebbe stato oggetto di odio, sberleffo e commiserazione. Qui il legame che si prova con ogni elemento è fortissimo.

2. Il nevrotico romanticismo della s(cena) iniziale. Una sintesi dello sviluppo di ogni relazione contemporanea.

3. Il respiro affannoso di Allen (Philip Seymour Hoffman). La colonna sonora delle nostre ansie.

4. I primissimi piani che entrano nel cervello malato dei protagonisti e ne scavano le nevrosi.

5. Il sogno omicida di Bill (Dylan Baker): chi non ha mai sognato una cosa del genere?

6. Il talento da centralinista erotico di Allen. “Girl 6” al confronto è una principiante.

7. L’irresistibile diatriba su “Quello che lavorava giù… nell’angolo…”. Il sordido valore del ricordo nella società moderna.

8. La crumira tra gli immigrati. Sarcastica indagine sul diverso.

9. Un padre non tanto amorevole prende con filosofia l’omosessualità del figlio. Perfetta istantanea del deperimento della “famiglia tradizionale”.

10. È l’ora di masturbarsi! La concezione del sesso in occidente.

11. Il molestatore telefonico diventa il molestato sessuale. Commedia degli equivoci in salsa grottesca.

12. Violenze carnali al colesterolo. Divertentissima.

13. Sveltine interraziali e delusioni amorose. Quando l’amore per il diverso brucia il portafoglio.

14. Omicidio da brividi (o da freezer). Quando l’omicidio incontra le frustrazioni sessuali.

15. Senilità e amplesso. Essere vecchi nel 2000.

16. Il dialogo-capolavoro tra padre e figlio, uno dei momenti più drammatici della storia del cinema.

17. Il placido isterismo del pranzo finale.

18. Il cane “che ingoia”. La scure grottesca che cala su tutti i personaggi.

19. L’entrata/venuta di Timmy (Justin Elvin) nel mondo adulto. Timmy è l’unico superstite della storia.

20. Il senso di perversa felicità che si prova coi titoli di coda.

Voto: 8

Info Film:

USA 1998 con Ben Gazzara, Lara Flynn Boyle, Jared Harris, Dylan Baker, Jane Adams Durata: 140 min Drammatico