Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Fight Club (D. Fincher)

  • Scritto da Michele Ciliberti



Se il Mark di Trainspotting rinunciava a lavoro, carriera, famiglia, maxitelevisore del cazzo et similia “grazie” all'eroina, il protagonista (non sappiamo – o meglio, sapremo – il nome) di Fight Club rinuncia a mobili Ikea, affliggente sonnambulismo e distruttiva apatia grazie alla violenza, ai cazzotti tra le strade di Bradford, all'inebriante sapore del sangue e al totale disprezzo per il modo occidentale di vedere vita, valori, persone.

"Fight Club" è uno dei più rabbiosi manifesti cinematografici contro l'occidente. Le ipocrisie, l'aggressività, il modo di intendere le relazioni, lo sciupio del tempo libero, la menzognera formulazione delle possibilità, il marciume che regola il benessere: gli status symbol dell'uomo moderno surclassati e vanificati da una tempesta di cazzotti sferrati da un grumo sociale di individui sprezzanti delle regole (se non quelle del fight club), che rielaborano le loro priorità vitali, sovvertendo così l'ordine sociale per dare nuova linfa vitale al significato di esistenza.

Il protagonista (Edward Norton) rappresenta il modello a cui ispirarsi e ad contempo dal quale tenersi alla larga. Dopo l'incontro con un venditore di saponette, Tyler Durden (Brad Pitt), decide di entrare nel Fight Club (non chiedetemi cos'è, la regola è non parlarne), elevandosi apparentemente a uomo libero, in quanto ancora prigioniero di un ruolo, un personaggio, un modo di essere. Personalità labili apparentemente redente, costrette a cadere in quel labirinto intellettivo che porterà loro a confondersi, mimetizzarsi, perdersi per poi annientarsi.

La brusca risalita si accompagna ad un'irruenta discesa, entrambe fasi dilanianti che rappresentano lo scossone narrativo per il quale lo spettatore rimane spaesato, eccitato e, infine, sconvolto. Un'essenza multiforme e sfaccettata che esploderà nel finale, non perfetto dal punto di vista della storia (ovvio appiattimento narrativo di un percorso già segnato), seppur illuminante nell'essenza ultima, direttamente ricollegabile allo spirito della scrittura di Chuck Palahniuk, autore del romanzo al quale il film è ispirato.

"Fight Club" è il film di una generazione, una sassata filmica dritta sulla bocca, la livida fotografia di un spirito del tempo seviziato, morto e poi risorto attraverso una lotta totalizzante, fisica e mentale, umana e individuale.

Un conflitto che vede come giudice David Fincher, autore che fulmina i sensi, paralizza il cervello e stupisce per bravura, tecnica e creatività.

Entrate nel Fight Club, il piacere cinematografico sarà doloroso ma decisamente gratificante.

Voto: 8

Guarda il Trailer

Info Film:

regia di David Fincher
USA 1999
Con Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Edward Norton, Meat Loaf, Jared Leto
durata 139 min
Drammatico