Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

City of God (F. Meirelles)

city of god locandinaEntrare nella “Città di Dio” vuol dire dimenticare il concetto di speranza. Buscapè, Zè Pequeno e Manè Galinha sono tre Dante brasiliani, capaci di portarci in un vivido paradiso umano dove si balla per strada, si sente l'odore di pesce nei chioschi, si percepisce la felicità di giocare scalzi a pallone per strada.

Seconda fase filmica è la discesa negli inferi più oscuri della favela, un viaggio tremendo per mostrare parti dimenticate dell'altra faccia del benessere. La "Cidade de Deus" diventa così lo scenario nel quale si incrociano le storie di Buscapè, aspirante fotografo, Zè Pequeno, folle e spettrale bandito, il Trio Tenerezza, giovani criminali “quasi eroici”, Cenoura, membro di una gag rivale, e altri personaggi attraverso i quali ogni scena è scandagliata secondi i vari punti di vista e per mezzo della rilettura continua di ciò che accade del ghetto.

Il risultato di questa continua osmosi tra le azioni, i pensieri e i gesti dei personaggi è un'incredibile affresco della vita di questi non-luoghi sudamericani, dove brama di potere, eccitazione per la ferocia e necessità asfissiante di eliminare il nemico danno un quadro terrificante, brutale e bestiale di questa parte dimenticata del Brasile, dove gli spettri dimenticati si dirigono ciechi verso morte, sofferenze e dolori, aspetti sviscerati da Meirelles con irriverente ma dovuta compiacenza. Non mancano, infatti, staffilate beffarde a stampa, polizia, inerte popolazione e altri soggetti integranti di questo “mostro sociale”, incapaci di affrontare con criticità e consapevolezza questo tragico fenomeno (basti guardare la pavida reazione della giornalista allo svelato furto delle foto).

Meirelles confeziona un film mai misurato, per nulla essenziale, decisamente schernevole e urticante, deliziosamente confuso per i mille flashback, le mille citazioni e la satura e destabilizzante fotografia. Il regista brasiliano si beffa dello spettatore altresì per mezzo della caustica voce narrante (non solo funzionale alla narrazione, ma mezzo per saldare i diversi punti di vista), della sorprendente freschezza registica e dell'irriverente uso della violenza, così tanto sviscerata da divenire quasi farsesca nella sua spietata e insensata meccanicità.

“City of God” è quindi un dramma dell'assurdo, in cui solo la macchina fotografica di Buscapè pare riesca a percepire l'insensatezza delle vicende che attraversano film e favela. Come dimostra il finale, però, anche l'oggettività di un'istantanea non aiuta a risolvere l'illogicità delle azioni umane, con la loro brama di annientamento, di ostentazione della mortificazione e del sacrificio in nome di una demente e sanguigna supremazia.

Un viaggio in favela tormentoso da sopportare, ma decisamente appassionante e commovente per la sua atroce durezza.

Voto: 8

Guarda il trailer

Info Film:

regia di Fernando Meirelles Brasile, Francia, USA 2001 Con Alexandre Rodrigues, Matheus Nachtergaele, Seu Jorge, Leandro Firmino da Hora, Alice Braga Titolo originale Cidade de Deus durata 130 min Drammatico