Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Avatar (J. Cameron)

  • Scritto da Gli Osservatori Esterni

avatar locandina

avatar locandina - avatar locandina
Volenti o nolenti, da Avatar/Pandora non si scappa Dopo le prime diffusioni dei vari trailer di “Avatar”, le perplessità maggiori nascevano dalla presa di coscienza della trama, antitesi di altri blockbuster fantascientifici in quanto a semplicità (basti pensare all’ingarbugliata trama del secondo e terzo “Matrix”): l’umanità vuole impadronirsi del pianeta Pandora a causa di un minerale preziosissimo che viene venduto sulla terra a 20 milioni al chilo.

Dopo la visione del film e vedendo questo piccolo scherzo che circola in rete, c’è una certa ironia di fondo nel voler giudicare “Avatar”. Gli elementi per il blockbuster ci sono tutti: i buoni, la storia d’amore, il protagonista che si redime, il super cattivone senza scrupoli, e gli immancabili bang-bang, scrash e boom dei film action fantascientifici.

A questo punto bisogna però separare le due cose: bisogna pensare non tanto a cosa abbiamo visto, ma acome ce lo hanno proposto. E sotto questo aspetto “Avatar” è destinato a cambiare per sempre il modo di fare cinema: l’esperienza visiva che ne consegue è al limite del trauma, del k.o. visivo. Una prima considerazione è il titolo: “Avatar”. Secondo Wikipedia, nella religiosa induista l'avatar è l’assunzione di un corpo fisico da parte di Dio (secondo questa interpretazione quindi Gesù è stato un ‘avatar’).

Ma risulta difficile identificare nella concezione dell’avatar il protagonista del film, perché il film ha un vero ed unico protagonista: il pianeta Pandora. E’ nella descrizione visiva di questo pianeta che il film non può che lasciare sbalorditi, la stessa biologia di piante e alieni è studiata sin nei minimi dettagli, i colori vividi, luccicanti, fosforescenti, atti quasi esclusivamente a sorprendere lo spettatore non possono far rimanere indifferenti.

Il massiccio uso del 3d qui non viene più proposto come una spettacolo aggiuntivo al film, ma come elemento complementare, tanto che spesso lo si nota poco, tanta è l’immersione in cui lo spettatore si ritrova. Oltretutto l’uso del 3d sembra esaltarsi solo nelle scene di descrizione visiva del pianeta Pandora (vedere ad esempio l’effetto ottenuto con l’albero sacro e i suoi luminosi rami piangenti), e viene poco utilizzato nelle già di loro spettacolari sequenze d’azione.

La tanto criticata trama ha oltretutto delle piccole chicche come il protagonista disabile che grazie al suo avatar riesce a camminare un’altra volta (fino alla poetica metamorfosi finale), è davvero affascinante come gli animali e gli alieni riescano ad entrare in contatto fra di loro, quel legame psichico che collega tutto il pianeta Pandora, facendolo diventare un organismo a tutti gli effetti, unico e pensante (come magari poteva essere in passato anche la nostra sfortunata madre terra). E come fece con ottimi risultati anche la trilogia sul “Signore degli Anelli”, anche qui il messaggio ecologico è davvero imponente, affascinante, alla fine del film si rimane dispiaciuti non tanto perché non vedremo più i protagonisti, ma perché per ri-vivere il pianeta Pandora (non osservare, ma vivere) dovremmo tornare di nuovo al cinema (una cosa che sicuramente molti di voi che adesso stanno leggendo stanno meditando fortemente o hanno già fatto, il che rimanda a cosa riuscì a scaturire “Titanic” nell’epoca in cui uscì).

Discorso a parte merita la realizzazione grafica degli alieni: dal design così azzardato (sembrano un misto fra gatti, indiani d’America e puffi), sembrano veri, tangibili: le complicatissime tecniche di ripresa utilizzate da Cameron per realizzare i Na’Vi (ne vedete un esempio nella foto qui sotto) non possono che essere un valore aggiunto al film (all’epoca di "Titanic" Cameron stesso ideò le incredibili macchine da presa subacquee necessarie per le difficoltose riprese del colossal). Ma, scusatemi se lo preciso, il sottoscritto è fra quelli che rompono le palle sulla prevedibilità della trama: si perché poche volte è stato proposto un film così prevedibile, nella prima mezz’ora si può immaginare per filo e per segno cosa si vedrà nelle successive due ore, e magicamente questo avviene.

Un po’ "Pocahontas" lo è in effetti: la colonizzazione di Pandora riporta alla memoria la colonizzazione degli indiani d’America di due secoli fa, ma potrebbe aver altre decine di termini di paragone. La trovata narrativa stessa dell’avatar non sembra neanche sviluppata a dovere, almeno su un piano squisitamente metafisico e significativo: l’avatar è solo un mezzo narrativo, non un elemento che poteva (anche facilmente) essere condito con tanti significati ben più profondi. Infine la figura del Colonnello Miles Quaritch, narrativamente necessaria (un cattivo davvero cattivo ci vuole sempre) ma di una banalità sconvolgente (sembra uscito da un “Full Metal Jacket” diretto da Michael Bay). Per fortuna sceneggiatura e regia aiutano parecchio a sollevare una situazione che poteva farsi davvero preoccupante. Cos’è che Cameron ha ottenuto con questo “Avatar”?

Ha realizzato il suo sogno, che coltivava da 12 lunghi anni, e la critica, anche la più rompiballe, di quelli che considerano film solo quelli di Truffaut e Bergman, pronti a sparare a zero su questi colossali blockbuster, è con lui. Tutti hanno prontamente spento il cervello e attivato al massimo l’organo visivo, e il tripudio del cinema di nuovo millennio si è avverato. Il merito di Cameron è anche quello di aver realizzato (come ha sempre fatto, d’altronde) un classico film sbanca botteghini, ma con qualità, una mastodontica operazione commerciale (che ricordiamo, deve ancora essere completata con altri due film perché Cameron ha dichiarato che “Avatar” è stato pensato per essere il primo capitolo di una trilogia), un'operazione che però va oltre e riesce a imporsi prepotentemente (e giustamente) come punto di arrivo e di nuovo inizio per il cinema tutto. E volendo essere onesti, noi fans di David Lynch, dobbiamo ammettere che questo lo sa fare solo James Cameron.

Voto MarPlace: 7,5

---------------------------------------------------

C’era una Volta… l’Apocalisse. “Avatar” tra tradizione e futuro

Perdersi nel pianeta Pandora vuol dire fare i conti con l’umanità. Ci immedesimiamo negli avatar e giriamo per un altro pianeta portandoci dietro l’ipocrisia terrestre. Vediamo gli umani che vogliono distruggere, saccheggiare, ammazzare. Umani contro giganti blu che sono tutt’uno con la natura, con l’armonia, con la pace. Ci ritroviamo ambivalenti, un’unica parte di due mondi differenti, incapaci di distinguere l’uno dall’altro. Noi siamo gli spettatori, noi siamo il protagonista. Sentiamo visceralmente per tutto il film il peso della perfezione del mondo (qualunque esso sia), della necessità di trovare l’armonia che lo regola e il dovere di evitare che la brama di ricchezza possa distruggerlo. "Avatar" è sostanzialmente una favola, una storia di due persone differenti che si amano. Un mondo esterno ostile, con due poli differenti che non si comprendono e si scontrano. Il bene vince, perdendo una parte di sé.

Un racconto tradizionale che emoziona dando forma ad alberi luminosi e sguardi d’amore ultraterrestri, carezze aliene e battaglie a bordo di rettili inferociti. Il punto di forza di "Avatar" è che da una storia elementare si crea un altro mondo, sia fisico che percettivo. Pandora ospita il marine Jake (Sam Worthington) e l’aliena Neytiri (Zoe Saldana), il popolo Na’vi e soldati spietati, navicelle ipertecnologiche e un grandissimo alberto dimora. Pandora è un paradiso terrestre. Vi sono piante d’ogni forma e colore, animali inimmaginabili e specie naturali superbe. Vi è una strettissima correlazione tra tutti gli esseri viventi che fa sì che vi sia pace e prosperità, una condizione idilliaca per un pianeta che per essere felice non necessita “birra e blu jeans”.

Per avvicinarsi a Pandora l’unico imperativo è la chiarezza, la semplicità. Proprio per questo "Avatar" è un film accessibile a tutti, stupendo per un bimbo quanto per un anziano, appassionante per un amante di guerra quanto per un appassionato di fantascienza, ideale per una coppietta vogliosa d’amore quanto per un buddista voglioso di parabole sul ricongiungimento con la natura. "Avatar" è un film che sa condensare sensazioni differenti riuscendo a mescolarle con estro creativo e abilità tecnica. Il risultato è stupendo, lucida rappresentazione artistica che mostra bellezza e bellezza soltanto. "Avatar" non può però essere considerato un punto di non ritorno. L’intreccio narrativo è classico e la tecnologia non può affossare l’innovazione narrativa. D’altro canto è lecito affermare che se ci fosse stata decisa innovazione narrativa molto probabilmente non vi sarebbe stata questa incisività tecnica e creativa. Quindi la critica non ha a che fare strettamente col film, ma è una riflessione sul futuro del cinema.

Avatar non rappresenta una svolta epocale ma è un punto d’arrivo. "Avatar" è perfezione tecnica che però non definisce un nuovo genere, non conferisce al cinema nuovi modi per pensarsi e mostrarsi e non riesce a fondere indissolubilmente tecnologia e narrazione. Avatar è un punto esclamativo nella storia del cinema e uno dei punti di riferimento per il cinema del futuro. Ma forse non incarna ancora il cinema che verrà e la portata rivoluzionaria che tecnica, creatività e genio possono creare sullo schermo.

Voto Brucewoland: 8,5

---------------------------------------------------

Oggi trasmettiamo emozioni

Adesso possiamo dirlo: l’enorme attesa che ruotava attorno a questo film è stata ripagata. “Avatar” è il capolavoro che tutti aspettavamo, il salto definitivo di un’evoluzione cinematografica lenta ma fondamentale. A tredici anni da “Titanic”, James Cameron ha legalizzato una nuova droga: il 3D. Un estati di colori ed emozioni nella migliore tradizione del cinema americano: trama convenzionale, tempi dilatati, storia d’amore, finale positivo. A livello di ambientazione, un’invenzione dopo l’altra.

Il fatto che ci sia dietro Cameron è sicuramente un fattore aggiunto. Si perché nello scontro tra due popoli si nasconde una riflessione che ha come base un messaggio assolutamente pacifista, nel primo vero ribaltamento di ruoli nella diaspora infinita uomo - alieni. Risulta strano notare che per la prima volta ad offendere siano gli esseri umani (distruggono senza pensare). Siamo noi i più forti, siamo noi i cattivi, siamo noi i duri, parole che riecheggiano come schegge dalla bocca del colonnello Quaritch: “cosa si prova a tradire la razza umana?”. In un futuro in cui gli abitanti del cielo hanno fatto passi da gigante, tocca ad un ex marine fungere da cavia per una gita antropologica sul pianeta Pandora. Riacquisendo l’utilizzo delle gambe, verrà catapultato in un paradiso di menti immacolate, i Na’Vi, rappresentati dalla bellissima Neytiri, “oggetto” puro e incontaminato per antonomasia. Da notare lo splendore delle sequenze naturali alternate al grigiore delle riprese da laboratorio.

Dai discorsi per la resa finale all’utilizzo delle armi, gli umani vengono descritti come macchine vulnerabili, lobotomizzate, strutture vuote senza la minima dignità (a parte qualche significativa eccezione). E’ incredibile come James Cameron sia riuscito a creare un simile capolavoro utilizzando elementi già in voga nel cinema di tipo fantascientifico. Adesso c’è da battere un record, non a caso detenuto dallo stesso regista. Buon 2010 con "Avatar".

Voto Orasputin: 8,5

---------------------------------------------------

L’Opera struggente (e magnificente) di un formidabile Genio

Ho visto umanoidi blu alti quattro metri volare sopra rossi dinosauri alati e abbattere elicotteri militari in fiamme, ho visto alberi di luce dare la vita e enormi montagne fluttuare nell’aria densa del pianeta Pandora. Tutto questo è "Avatar", tutto questo è il film più atteso degli ultimi dieci anni, tutto questo è James Cameron. 2154. Spedito sull’inospitale Pandora al seguito di una conquista coloniale a scopo energetico, il paraplegico Jake trova nuova vita all’interno di un avatar, ovvero un corpo creato in laboratorio con le sembianze dei Na’vi, gli indigeni. Infiltratosi tra i nativi imparerà a conoscerli, amarli e difenderli dal brutale invasore.

Girato direttamente in 3D grazie ad una tecnologia che unisce gli straordinari progressi del digitale insieme alla capture motion, "Avatar" rivoluziona il cinema. Ancora una volta. Come già in passato, con "Terminator 2" prima, e con "Titanic" poi, Cameron sposta di qualche tacca in su l’asticella dello spettacolo. Di questo, in sintesi, si tratta: spettacolo. Si rimane sbalorditi di fronte alla magnificenza delle immagini del film, davanti alle scenografie e ai mille particolari tra fiori, animali, alberi e piccole e giganti creature che popolano la foresta di Pandora. L’estasi che si prova a volare insieme ai protagonisti a bordo dei loro rapaci preistorici è difficilmente spiegabile a parole, così come la meraviglia per le straordinarie animazioni facciali dei Na’vi (impressionante la somiglianza tra Sigourney Weaver e il suo avatar). Le citazioni, i rimandi e i prestiti, impliciti ed espliciti, sono molti: "Apocalypse Now", "Aliens-Scontro finale", "Jurassic Park", "Braveheart" sono i film di più immediata riconoscibilità. Qualcuno ha detto che il punto debole del film è la sceneggiatura. Ribaltando completamente questo punto di vista, dico che la banalità e linearità della trama è quanto di più giusto il regista/sceneggiatore potesse fare.

Con uno sviluppo della storia complicato, dialoghi articolati lo spettatore sarebbe stato “distratto”. Invece Cameron ha scritto una storia in cui sappiamo già dove andremo a finire, quali saranno i rapporti tra i vari personaggi e come si concluderà (anche se si sta già preparando il sequel). Gli elementi sono classici (il cattivo è cattivissimo, i buoni sono più deboli fisicamente, ma più forti di cuore) e anche i tempi d’azione o i colpi di scena cadono quando tutti se lo aspettano. Ma proprio grazie a questo si ha la possibilità di godersi a pieno lo spettacolo magnificente di "Avatar".

Voto Thomasmann: 9,5

Info Film:

USA 2010 con Sam Worthington, Zoe Saldana, Stephen Lang, Michelle Rodriguez, Giovanni Ribisi, Joel David Moore Durata: 162 min Fantascienza