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American Beauty, recensione

american beautyRaccontare tutta la pochezza dell’uomo contemporaneo è cosa ardua. Non tanto per i mille spunti che il vivere sciagurato dà all’arte, ma soprattutto per la difficoltà nel sintetizzare questa silenziosa deriva in rapporto alle possibilità dell’esistenza e alla potentissima bellezza delle variabili quotidiane.

Sam Mendes tenta di parlare di tale armonica frizione, tracciando un sentiero narrativo nel quale American Beauty si incanala alla perfezione verso la chiarezza espositiva, tentando di parlare del presente in modo schietto e trasversale, ridicolizzando buoni e cattivi, utilizzando una forte dose di ironia, specie nei momenti del film più umanamente drammatici (tradimento, violenza, aspirazioni tradite, disprezzo, etc).

In "American beauty" gli archetipi ci sono tutti: uomo frustrato in cerca di rinascita, adolescenti confusi e tumultuosi, soldato represso e triste, donna vuota in carriera e una sequela di personaggi da commedia americana incastrati nella classicissima cittadina di provincia.

Amori, incazzature, equivoci e sotterfugi regalano istantanee indimenticabili del cinema di fine millennio (anno di fabbricazione 1999). Ciò che salda questo circuito di uomini qualunque è certamente la voglia di riscatto e di vendetta nei confronti dell'ingiustizia ripetitività del quotidiano:

“E’ una cosa stranissima. Mi sento come se fossi stato in coma per circa 20 anni. E mi stessi appena risvegliando.”

Mendes fa sognare un mondo diverso nel quale ci si scaraventa senza troppi paracaduti intellettuali, e ci regala gioia coi rossi petali di Lolita, con un dio in busta e coi rinculi di pistola, con lo sberleffo dei cimeli nazisti e con lo scambio del piscio, coi liberatori grammi di canna e coi canzonatori centilitri di sborra sotto un piumone. Un gonfiore pulsante di gioia che se ne sta lì stupida e intontita dai propri vizi e loop esistenziali, in un teatrino di follia dove il pessimismo si annida beato e silenzioso.

Le esagerazioni sono naturalmente evidenti, vedi la metafora della busta:

ma ciò che ne esce è senza dubbio coinvolgente e toccante, per un finale altresì lampante per semplicità e schiettezza.

Il modo più semplice per risvegliare gli animi è arrivare dritto al punto con efficacia e con un ebete sorriso sulle labbra. E American Beauty ci riesce egregiamente.

Voto: 8

Guarda il trailer

Info Film:

Regia di Sam Mendes. USA, 1999.

Con Kevin Spacey, Annette Bening, Thora Birch, Wes Bentley, Mena Suvari

Titolo originale: American Beauty

Durata: 130 min. Commedia.