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Magico Vento (Gianfranco Manfredi)

Magico Vento

Magico Vento - Magico Vento
Hoka Hey!

Fra Storia, horror e anche teatro, lo sciamano bianco dei Sioux Lakota Magico Vento, creato da Gianfranco Manfredi, ha saputo conquistare intellettuali e semplici ragazzini. Un personaggio speciale ed umano. Il miglior personaggio Bonelli degli ultimi dieci anni.

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Era Maggio del 1997 quando il primo numero della collana di Magico Vento, creata dall'autore-scrittore-cantautore (e molto altro) Gianfranco Manfredi, faceva capolino in pompa magna nelle edicole.

Presentato come una collana che unisse in modo nuovo il genere western e quello horror, molti lettori hanno pensato che la Sergio Bonelli Editore, furbescamente, volesse attirare da una parte la vasta schiera dei lettori di Tex, fumetto western per antonomasia, dall’altra l’altrettanto vasta schiera dei lettori della famosa collana horror Dylan Dog. Mai catalogazione fu più affrettata.

Magico Vento è una serie partita in sordina: per i primi venti numeri (circa) la qualità delle storie era sì elevata, ma non raggiungeva certo quella che Manfredi otterrà nei numeri a venire. Caso strano ma emblematico la serie era partita benissimo per quanto concerne le vendite: toccava le 130.000 copie vendute al mese, purtroppo una media destinata inesorabilmente a scendere per due precisi motivi. Il primo è sicuramente la famosa crisi del fumetto (basti pensare che Tex dieci anni fa vendeva 500.000 copie, oggi tocca a fatica le 250.000), ma l’altro motivo è l’innalzamento della qualità nella serie. Si, sembra un controsenso, ma controsenso non è: il fumetto Bonelli non si può certo definire fumetto d’autore, ma fumetto d’intrattenimento (anche se va dato merito alla Bonelli di aver pubblicato tantissimi ottimi lavori, che hanno toccato e qualche volta varcato i confini del fumetto d'autore), sono fumetti che si leggono quando si viaggia in treno, sono puro (e politicamente corretto) divertissement.

Magico Vento è stato politicamente corretto per i primi 20 numeri. Il connubio horror e western padroneggiava nelle storie, un connubio senz’altro riuscito ed accattivante, ma fine a se stesso.

Ma più la serie andava avanti, più si affermava una particolarità che il lettore occasionale non accetta di buon grado: questa particolarità si chiama continuity, ovvero quel solido legame narrativo che unisce parecchie storie pubblicate nell’arco della vita del personaggio. Non è un mistero che le serie che vendono di più sono quelle che hanno tutti episodi a sé stanti: Tex e Dylan Dog, prede preferite del lettore occasionale, che poche volte ha letto qualcos’altro di diverso. Per chi invece ama questa grandiosa arte, che spazia volentieri dalla lettura di un Pazienza alla lettura di un Moebius, la continuity nei Bonelli è un valore aggiunto, se non un elemento imprescindibile.

Pur consci di ciò, gli autori Bonelli perseverano in questo “errore di marketing”, fedeli alla loro arte. Ci sono molti esempi di continuity nelle testate Bonelli: c’è la straripante ma spesso confusa continuity di Nathan Never, quella ricchissima ma precisa di Dampyr (ci sono, a dir la verità, anche alcuni sprazzi di continuity in Tex e Dylan Dog, ma nulla in confronto agli esempi già citati) e poi c’è Magico Vento. La continuity di Magico Vento però è un caso a sé. Manfredi ha letteralmente tradito i lettori che si aspettavano una serie horror con ambientazione western, e ha dato alla serie una bellissima e importantissima impronta storica. Nei primi 101 numeri viene narrata in maniera fedelissima l'ascesa e discesa del popolo nativo americano. Viene narrata in modo avventuroso, contorto, ma estremamente reale.

La serie parte ideologicamente agli inizi 1869, ovvero pochi mesi dopo la firma del Trattato di Fort Laramie fra il grande capo sioux Nuvola Rossa e gli Stati Uniti d’America, un trattato che riconosceva, dopo tanto sangue versato (sangue soprattutto del popolo indiano) ai nativi americani la legittima proprietà delle terre da loro occupate (come, ad esempio, le Black Hills). Ma questi risvolti storici sarebbero diventati determinati qualche anno dopo.

Il primo numero “Fort Ghost”, sceneggiato da Manfredi (come quasi tutti gli albi sin’ora pubblicati) e disegnato dal fumettista spagnolo Josè Ortiz, ha il preciso compito di presentare la storia recente del personaggio Magico Vento.

Fin dal primo numero Manfredi ha abituato il lettore a fare i conti con una carrellata di informazioni (altri autori avrebbero allungato il brodo per anni). Magico Vento è uno sciamano della tribù Siuox Lakota di Coda Di Toro, ma ha una particolarità abbastanza importante: ha la pelle bianca. E non ricorda niente del suo passato da bianco. Sa solo che prima di diventare un "Uomo Strano" (ovvero uno sciamano del popolo rosso), era un soldato dell'esercito americano, rimasto vittima dell'esplosione di un treno militare. Fu l'unico sopravvissuto alla strage, e venne soccorso appena in tempo da Cavallo Zoppo, il vecchio sciamano della tribù di Coda Di Toro, ritiratosi nelle praterie in cerca di una visione del Grande Spirito. Lo trovò seguendo il Vento (Tatekan in lingua Sioux), da qui il nome indiano Magico Vento.

Una scheggia di metallo conficcata nel cervello è l'eredità lasciata dall'esplosione del treno a Magico Vento, un scheggia che se da una parte gli ha fatto dimenticare tutto il suo passato, dall'altra gli ha donato grandi poteri medianici e spirituali.

Ma già nel primo numero sappiamo il nome da bianco di Magico Vento e le dinamiche della strage che provocò l'esplosione del treno: Magico Vento si chiama Ned Ellis, e il responsabile della strage è Howard Hogan, un affarista di Chicago senza scrupoli, che diverrà nel corso della serie il nemico principale di Magico Vento. E nel primo numero conosciamo anche il giornalista Willy Richards, detto Poe per la sua incredibile somiglianza col famoso autore di racconti horror Edgar Allan Poe.

E' solo l'inizio di una lunga ed appassionante saga che accompagnerà i lettori per 130 numeri. Dopo una ventina di numeri di buon livello (in cui si nascondo piccoli gioielli come "La Mano sinistra del Diavolo", n. 19, "Cielo di Piombo", n. 12, e "La grande Visione", n. 16), dal n. 23, dal citazionistico titolo "Gli Spietati", inizia la prima saga di storie consecutive tutte unite fra loro da una macro-trama, una saga in cui al termine Hogan ne uscirà distrutto, braccato sia dai servizi segreti che da Ned e Poe (in questa saga debutta anche Dick Carr/Henry Task, un personaggio ricorrente nella serie, e spesso premiato come il miglior personaggio non protagonista dalle numerose iniziative dedicate al fumetto). Dopo questa saga Hogan si rifugerà nella protezione di una misteriosa organizzazione segreta, la Volta Nera, che impareremo a conoscere dallo spettacolare numero 31, "Il Mostro di Hogan" (una delle innumerevoli vette delle serie), e nel numero successivo ("L'Incendio di Chicago", probabilmente uno dei migliori albi della serie) si assiste al primo storico incontro faccia a faccia con Hogan, come sfondo l'incendio di Chicago (storico, 1871).

In un crescendo di riuscitissimi comprimari, di rivisitazione onirica delle tradizioni indiane, di elementi storici mischiati perfettamente con elementi di fantasia, di continui ammiccamenti anche alla cultura teatrale (vedere  ad esempio il personaggio Dick Carr), Magico Vento prosegue inesorabile, senza sbagliare un colpo: il periodo qualitativamente più alto della serie è probabilmente questo, con i numeri che vanno dal n. 30 al n. 54: Manfredi riesce ad inanellare un filotto di storie stupende, che più di una volta ricordano ai nostalgici che Ken Parker, lo stupendo fumetto di Berardi e Milazzo, ha trovato un suo degno erede in Magico Vento.

 

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