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Caravan n. 01: "Il Cielo su Nest Point"

Caravan 1

Caravan 1 - Caravan 1
Il 10 Giugno 2009 è arrivato finalmente nelle edicole il primo numero della nuova miniserie mensile della Sergio Bonelli Editore. Dopo la fantascienza old-style di Brad Barron, l’affascinante intreccio storico di Volto Nascosto e il noir francese di Demian, ecco arrivare Caravan, miniserie mensile composta da 12 numeri ideata e scritta interamente da uno degli sceneggiatori più spregiudicati e talentuosi della scuderia Bonelli: Michele Medda, già “papà” del personaggio di Nathan Never (assieme ai colleghi Antonio Serra e Bepi Vigna). In rete molti hanno fastidiosamente riscontrato una certa somiglianza fra la trama principale di questa miniserie e il serial televisivo (di poco successo) “Jericho” , andato in onda su raidue qualche tempo fa. Il leit motiv è infatti molto simile: l’intera popolazione di una città, vittima di uno strano e misterioso fenomeno meteorologico, è costretta dall’esercito statunitense ad abbandonare le proprie case senza che gli sia data nessuna spiegazione. Il questo caso la cittadina si chiama Nest Point e il fenomeno meteorologico è una misteriosa nube nel cielo che sovrasta la città.

Michele Medda ha precisato più volte in svariate interviste e nel suo blog dedicato interamente a Caravan che questa serie non ha nulla a che vedere con la moda degli ultimi serial televisivi (”Lost” su tutti ) e che è stata concepita molto tempo prima della nascita di questi. L’autore sardo si è prefissato un compito: rompere tutti gli schemi bonelliani, offrire ai lettori qualcosa di innovativo e originale. Solo dopo la lettura integrale dei 12 numeri che andranno a comporre questa miniserie si potrà dire se Medda è riuscito o meno nel suo intento. Ma con la lettura del primo numero ci si può già fare un’idea: e l’idea è che Medda ha posto delle ottime basi per raggiungere il suo difficile scopo. Il “nuovo” lo si raggiunge anche dai piccoli particolari, e la bellissima copertina del primo numero di questa miniserie, dal titolo “Il Cielo su nest Point” (accuratamente evitato il “sopra”, a scanso di rimandi di wendersiana memoria) ne è la testimonianza più palese. A parte una veste grafica leggermente diversa e più accattivante rispetto alle consuete (ed obsolete) vesti grafiche bonelliane, c’è un particolare preciso che non mancherà di gettare nel panico il lettore bonelliano di vecchia data: non c’è la pistola! Decenni e decenni di pistole onnipresenti nelle copertine di qualsiasi testata Bonelli che si rispetti, e adesso fa un certo effetto vedere che la copertina del primo numero di una miniserie non ne sfoggia neanche una. Sembra ironia spicciola (e un po’ lo è, naturalmente) ma lo stesso Medda ha precisato (nella solita maniera brusca che contraddistingue da anni gli interventi sulla rete dell’autore) l’intento di voler evitare qualsiasi tipo di standard tarantiniano (leggasi Quentin). Sparatorie all’ultimo sangue, rocamboleschi inseguimenti, spettacolari esplosioni: se vi piacciono questo tipo di storie (più alla Die Hard che alla Tarantino), Caravan non è la serie adatta a voi. Qui si narra di persone comuni: architetti, dottori, adolescenti pseudoalcolizzati, bambini, grandi imprenditori e figli di papà. Ci sono anche gli immancabili poliziotti e sceriffi, ma sono poliziotti e sceriffi che sparano per la prima volta con la loro pistola proprio nel corso di quest’albo. E per uno di questi era anche l’ultimo giorno di lavoro prima della pensione! Qui si narra di loro e della loro quotidianità in una maniera talmente accurata e profonda da lasciare commossi. Ma tanto è la cura che l’autore dedica alla caratterizzazione dei personaggi che l’impianto narrativo non poteva non risentirne. Un difetto abbastanza rilevante di questo primo albo e proprio una certa monotonia narrativa. La lettura ci mette molto a decollare, e proprio quando decolla si legge quel “Fine dell’Episodio” quasi beffardo e sadico, perchè blocca la narrazione, come si suol dire, “sul più bello”, lasciando un gusto amarognolo in bocca.

Inoltre nel corso della narrazione si intrecciano due vicende che cozzano troppo fra di loro: il lento (lentissimo) avvento della misteriosa nube nera che sovrasta la città, e la folle vicenda di Adrian Richards, che tiene in ostaggio sotto una pistola la piccola figlia di Massimo Donati, Ellen, e un’amica della famiglia Donati, Tracy. Il motivo dello sconsiderato gesto di Richads è il seguente: il padre, grande imprenditore di Nest Point, decide di finanziare un progetto dell’architetto Massimo Donati, ma quei soldi erano invece destinati ai dubbi progetti di suo figlio (peraltro cocainomane), che non prende assolutamente bene il rifiuto di suo padre, arrivando a pestarlo e, per una sfortunata casualità, ad ucciderlo. Insomma: non una cosa che succede tutti i giorni.

Però Medda vuole a tutti i costi narrarci di persone e avvenimenti di tutti i giorni, usando come pretesto la trama principale della nube sulla città, e di quella che si può definire a tutti gli effetti una deportazione.
I propositi di Medda sono stati chiariti sin dall’inizio nel suo già citato blog: 12 albi legati da una trama principale, ma ogni albo godrà di una propria autonomia narrativa, avrà al suo interno una microtrama indipendente dagli altri albi. Ma proprio questo intento viene (clamorosamente) sballato nel primo albo: troppo avulsa dal contesto la microtrama del rapimento (risolta peraltro troppo eroicamente da Davide Donati, il figlio diciassettenne di Massimo, con una risolutezza paragonabile a quella del superagente Nathan Never), troppo estranea e addirittura contraddittoria con l’ostentata (e in alcuni casi esasperata) umanità di personaggi e situazioni.

Ma naturalmente non c’è solo questa debolezza strutturale in questo albo, ma ci sono anche tanti pregi: inutile dire che Medda è uno dei più talentuosi sceneggiatori bonelliani e italiani. La sequenza tagliata del rigore vale da sola il prezzo dell’albo, così come le numerose citazioni presenti (una su tutte la citazione-omaggio a Tiziano Sclavi tramite due vignette, dedicate al film “Dellamorte Dellamore“), e poi ci sono i dialoghi che sono dei piccoli gioielli (il punto forte della scrittura di Medda), mai banali, molto ironici e coinvolgenti.

Dal canto suo Roberto De Angelis, talento riconosciuto del fumetto nostrano, partecipa al degenerare della situazione con un tratto che man mano si incupisce. Come sempre grande il suo lavoro, anche se è da qualche annetto che De Angelis non utilizza più quello stile fortemente spettacolare che aveva letteralmente abbagliato i suoi fans per esempio nel primo gigante di Nathan Never, o in alcune storie della serie regolare (su tutte la doppia “Fenice/La Signora della Morte“, nm. 76 e 77). Ormai la strada intrapresa dall’artista napoletano si basa molto sulla velocità di realizzazione (De Angelis è famoso per la sua velocità che ha del disumano in rapporto alla qualità delle tavole), ma è una strada che penalizza abbastanza il talento puro e cristallino che aveva mostrato il disegnatore all’apice della sua carriera. Ma sempre di De Angelis si tratta: volti sempre perfetti e caratterizzati al massimo in ogni loro espressione, con una conseguente grande recitazione dei personaggi, ambientazioni sempre particolareggiate anche se leggermente stilizzate, errori praticamente inesistenti. Insomma, un lavoro in ogni caso degno del suo nome.

Infine la splendida copertina di Emiliano Mammucari (con una “c” sola, mi raccomando!), assolutamente azzeccata nel soggetto e nella colorazione (ad opera di Lorenzo De’ Felici), che inaugura una serie di copertine fra le più atipiche della Bonelli, perchè è già stato annunciato che nessuna copertina mostrerà sempre lo stesso personaggio (e ciò si può notare dalle copertine dei numeri successivi che sfoggia il tanto amato Giornale cartaceo in fondo all’albo).

Tirando le somme: il primo albo di Caravan denota pregi e difetti sostanzialmente comuni in tutti i numeri uno che si rispettino. Il difetto di questo albo della sottotrama troppo avulsa dal resto potrebbe rimanere un episodio sporadico, visto che già dal prossimo numero, “Il Ribelle“, in edicola dal 9 Luglio, la sottotrama sembra sarà direttamente collegata con la trama principale della deportazione della cittadina di Nest Point.

Non un inizio col botto sicuramente, ma un inizio che fa ben sperare: le potenzialità ci sono, forse hanno bisogno di un maggiore inquadramento. Lo stesso giudizio di quest’albo potrebbe cambiare radicalmente con una lettura globale della miniserie, quindi è praticamente impossibile fare considerazioni che possano risultare definitive, data la natura mutevole e camaleontica delle miniserie. Un romanzo non lo si può giudicare dal primo capitolo, e Caravan è a tutti gli effetti un romanzo. Medda è Medda, e sicuramente l’autore sardo saprà regalarci grandi storie nel corso di questo 12 albi.

La carovana è appena partita, separarsi da essa già da adesso sarebbe un grande errore!


Soggetto: 5,5

Sceneggiatura: 7

Disegni: 7

Globale: 6,5



Info:

IL CIELO SU NEST POINT

Soggetto e Sceneggiatura: Michele Medda

Disegni: Roberto De Angelis

Copertina: Emiliano Mammucari (colorazione di Lorenzo De' Felici)

Editore: Sergio Bonelli

Miniserie mensile n. 1 (di 12)

Giugno 2009

 

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