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Uno, Nessuno E Centomila (L. Pirandello)

uno nessuno centomila copertina Questo libro ha più pieghe di un jeans appena uscito dalla lavatrice. Una lettura consumata, ma pienamente gustata. Una Bibbia sconsacrata della propria coscienza. Una riflessione a tu per tu con se stessi e con gli altri. Una storia che ha molto di reale e poco di fantastico. Un personaggio, quello di Vitangelo Moscarda, che si fa erede dei dubbi, delle incertezze e dei pensieri di tutti coloro che, ad un certo punto della loro vita, si fermano a ragionare. Un Pirandello Maestro dell’introspezione e un uomo coraggioso che svela la realtà che nessuno vuole mai vedere. Un’ammissione di vita che fa pericolosamente crollare i punti di riferimento. Un libro sconsigliato a chi si trova in preda ad una fase di profonda crisi esistenziale.

Tutto ha inizio con un commento. Il naso ti pende verso destra. Un’affermazione innocua che però scatena una tempesta emotiva senza precedenti nel povero spirito di Moscarda. Una presa di coscienza che va ben oltre l’ammissione del proprio difetto fisico. L’illuminazione di non essere come si pensa. Ma di esistere in mille modi e più a seconda di chi ci guarda. Tante sfaccettature per la stessa persona che non sembrano però completare il quadro generale, ma solo scomporlo. Perché se per Tizio sono così, se per Caio sono cosà e per Sempronio invece sono ancora diverso: io, in realtà, chi sono? Una domanda che rimbomba nell’animo vuoto come una eco che si disperde giù per un burrone.

Pirandello si addentra nei luoghi più reconditi dell’anima umana. In quegli abissi dell’io che troppo spesso vengono sotterrati da mendaci certezze, in un susseguirsi di scioccanti rivelazioni che sfiorano la follia. Uno stato mentale che inevitabilmente si intreccia con la solitudine. La consapevolezza di essere soli in mezzo a tutti. L’impossibilità di vivere realmente perché “ogni cosa, finché dura, porta con sé la pena della sua forma, la pena di essere così e di non poter essere altrimenti”. Una trappola per umani che si alimenta del giudizio altrui. Una prigione dell’essere che non trova via di fuga, se non nella completa asserzione di quel flusso senza forma che è la vita.

Un libro che va letto e riletto senza fine. Senza troppe pause o soste intermedie. Un’immersione nelle più classiche tematiche pirandelliane che hanno ben poco di classico e molto di contemporaneo. Una prima edizione pubblicata nel 1926 che ha visto successive innumerevoli ristampe fino ad oggi. Un romanzo assolutamente attuale che riconosce nel suo autore un genio (non solo) della letteratura. Un promotore, un innovatore, un progressista. Uno che ha capito ancor prima di capire, laddove la comprensione ci permette di arrivare.

Uno è dunque il libro che dovete al più presto procurarvi. Nessuno è il motivo che dovete trovare per rimandare questa lettura. Centomila sono le altrettante persone che dovete convincere in questa impresa. Detto ciò, non vi resta che iniziare a leggere.

“…perché la gente mi guarda. Ha questo vizio, la gente, e non se lo può levare. Ci dovremmo allora levare tutti quello di portarci per via, a spasso, un corpo soggetto a essere guardato.”

Voto: 10

Info libro:

Scritto da Luigi Pirandello Edito da Garzanti, 1993 162 pagine