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Tutti i colori del mondo (Giovanni Montanaro)

tutti i colori del mondo Teresa Senzasogni scrive una lettera a Vincent Van Gogh quando ancora non era un pittore di fama mondiale, ma solo un ragazzo di ventisette anni pieno di dubbi e incertezze sul proprio futuro. Un precario alla ricerca di un lavoro, uno squattrinato senza fissa dimora e un giovane come tanti sulle tracce del proprio destino. Vi ricorda qualcosa?

Giovanni Montanaro ci narra di un Vincent Van Gogh che è esattamente come noi. Lascia da parte le grandi tele del maestro e gli inconfondibili tratti delle sue pennellate, per concentrarsi invece sugli stati d’animo che turbavano la mente e il cuore di quel ragazzo dalla profonda sensibilità. “Mi sorprendeva che i biografi non fossero incuriositi dal “miracolo” che lo ha trasformato in un pittore, senza accademie né maestri. Così, ho provato una nuova emozione, ritrarre Van Gogh in quel momento: le prime tele, il pellegrinaggio verso i colori”. Un’umanizzazione del grande pittore che parte dagli esordi.

Ma Van Gogh non esisterebbe nelle pagine di questo libro se non ci fosse anche (e soprattutto) Teresa Senzasogni, una pazza che non è pazza ma che finge di esserlo. Un personaggio complesso nella sua semplicità che ripetutamente nel corso della lettura del volume riesce a far posare lo sguardo del lettore su di lei con interesse e tanta curiosità. Una personalità composita, fatta di emozioni che si incastrano in colori e che richiamano la propria vita.

Quello che si instaura tra Vincent Van Gogh e Teresa Senzasogni è un rapporto fatto di poche parole. La comprensione tra i due nasce da quel senso di solitudine e di emarginazione che li accomuna entrambi e che, in un qualche modo, li esclude da ciò che li circonda e che non li rappresenta affatto.

Se questo libro fosse un’opera di Van Gogh, sarebbe sicuramente uno dei suoi primi schizzi a matita. Una bozza di disegno che non ha ancora una forma precisa, ma dalla quale si avverte fin da subito la grandiosità di colui che l’ha tracciata. Lo stile essenziale del libro fa un uso costante dei colori quasi a volerci guidare nell’associazione tra un preciso evento o una particolare emozione e una tinta da noi conosciuta. Un espediente che permette sicuramente al lettore di avvicinarsi alle emozioni che invadono queste pagine e che ci ricorda (per fortuna) di quanti colori e sfumature si compone la nostra esistenza.

“(…) L’amore fa sempre folli, Signor Van Gogh, quelli a cui non importa niente vivere non diventano mai pazzi”

Voto: 7,5

 

Info libro:

Scritto da Giovanni Montanaro, Edito da Feltrinelli, 2012, 131 pagine