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Stefano Benni: Il Bar Sotto il Mare

  • Scritto da Giulia Zanfi

Stefano Benni il bar sotto il mare

Stefano Benni il bar sotto il mare - Stefano Benni il bar sotto il mare
Farei un figlio in questo momento solo per il piacere di leggergli un racconto di Benni prima di andare a dormire. Perché le storie qui raccolte sembrano delle favole della buonanotte. Delle narrazioni dall’atmosfera magica e fatata che ti trattengono incantato alle parole che scorrono (a volte veloci, a volte lente) sulle pagine di questo libro.

“Il bar per me non è il posto dove prendere il cappuccino, ma il luogo della narrazione, dove la gente si incontra e racconta le storie”, dice Benni in un’intervista. Niente di più vero per un autore che al bar ha dedicato ben tre libri (“Bar Sport”, “Il bar sotto il mare” e “Bar Sport Duemila”). Il bar dunque perde la sua funzionalità di passatempo - degustativo - ricreativo e diviene invece ritrovo inaspettato di una combriccola sperduta in fondo al mare. Un angolo remoto del mondo nel quale perdersi in esilaranti e chimerici racconti narrati da altrettanti buffi personaggi che si ritrovato intrappolati in una copertina che si appiccica alla memoria peggio della vinavil secca sulle mani.

Non manca nessuno all’appello. C’è il barista, il marinaio, l’uomo con la cicatrice, il ragazzo con il ciuffo e la sua ragazza (sempre con il ciuffo), il nano, il cuoco, la vecchietta, il bambino serio, la sirena, il cane nero e addirittura la pulce in sella al quadrupede. C’è anche la bionda con il vestito rosso. Che però, non so voi, io vedo oro. Uomini e donne che, non si sa per quale strambo motivo, si ritrovano incollati alle sedie di quel famoso bar - punto di ritrovo a raccontare del mondo. Di una realtà che, vera o effimera che sia, fa sorridere, ma anche riflettere. Alcune narrazioni poi fanno scompisciare. Quasi da cadere dal letto o dalla sedia sulla quale vi trovate. Altre celano un alone di mistero che ti fan voltare la pagina lentamente per paura che succeda qualcosa. Insomma: non c’è da annoiarsi.

Di solito si cerca sempre un senso ad una raccolta di racconti. Come se l’autore o l’autrice in questione avesse dovuto per forza seguire un filo conduttore. Instaurare legami significativi tra una storia e l’altra. Ma secondo me sono poi tutti ragionamenti cervellotici di noi lettori (che lo scrittore mica sempre ci pensa). In questo caso, il bar sotto il mare è disperso nelle acque ignote di un mare qualsiasi. Quindi evitate fin da subito di perdervi in complicati ragionamenti, perché di ragionamenti complicati non ne troverete.

Questo è un libro da leggere senza troppo pensare. Una lettura piacevole che può solo allietare il vostro sonno (o il vostro risveglio). Una serie di racconti che non hanno alcuna pretesa se non quella di accogliervi in una dimensione parallela del tutto straordinaria. Preparatevi quindi ad immergervi in una realtà inaudita che aspetta una vostra storia per continuare ad esistere.

Ps. A chi interessasse, le storie che più mi son piaciute sono (in ordine di scaletta):

_ “Il più grande cuoco di Francia” (sagace)

_ “Il verme disicio” (geniale)

_ “Matu- Maloa” (poetica)

_ “La storia di Pronto Soccorso e Beauty Case” (romantica)

_ “Il destino sull’isola di San Lorenzo” (lucida)

_ “Il folletto delle brutte figure” (spassosa)

 

“Anche il destino a questo punto si domanda se vale la pena di travestirsi da venditore di torroni, far morire i dentisti, far cantare i tonni e tutto solo per divertire questi bambini volubili che si chiamano uomini”.

Voto: 7 ½

 

Info libro:

Scritto da Stefano Benni

Edito da Universale Economica Feltrinelli, 1994

196 pagine