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Lo Straniero (A. Camus)

lo straniero camus In tempi non sospetti, Albert Camus inneggiava al suicidio assistito e nessuno se ne meravigliava. Forse, nessuno se ne accorgeva. Si congratulavano tutti con lui, tanto che nel 1957 gli hanno conferito il Premio Nobel.

Del resto, quando a morire è un condannato a morte, la morte appare naturale a chi la giustifica. Naturale è morire, come naturale è nascere, per Camus. L’inconsapevolezza che regge gli estremi della nostra esistenza ci impedisce di diventare disumani. La morte non è una condanna: semmai il contrario. La morte è semplicemente un dato di fatto, oltre che un atto di estrema libertà.

Diviso in due parti (parte prima e parte seconda), il romanzo parla di un uomo di nome Meursault, un modesto impiegato di stanza ad Algeri che molta critica, in passato, ha definito “pessimista”, “esistenzialista”, usando anche termini come “malessere”, “assurdo”, per descrivere l’opera. Lasciando da parte le etichette, “Lo straniero” è un libro realista. Anche realista, forse, è un’etichetta. Allora proviamo così: “Lo Straniero” è un’invettiva. Un’invettiva verso una società che vede l’uomo sincero come colpevole. Un uomo, Meursault, che non si dispera al funerale della madre e che non ha timore nel confessarlo, è un uomo a cui va tagliata la testa. Addirittura, sarebbe stata la mancanza di sentimenti profondi, come accertato alla veglia materna d’inizio libro, la causa di un’assenza totale di coscienza che porta il protagonista all’assassinio gratuito, nella seconda parte del libro. La mancanza di lacrime veritiere a un funerale offende la corte francese più di tre pallottole conficcate nel corpo di un arabo. Quello cha la corte non può comprendere è che l’uomo Meursault è l’ultimo idealista, fedele a un’integrità etica che la moralità perbenista dell’epoca non è in grado di concepire nemmeno da lontano.

La condanna a morte si trasforma per Meursault da condanna a salvezza. Non una salvezza divina, da cui è ben lungi, ma una salvezza come essere umano, cosciente della propria razionalità e umanità. La follia è la sola cosa che manca a quest’uomo giudicato folle omicida. La sua metodicità, la sua chiarezza di vedute, la sua “pulizia mentale” è resa con sapiente maestria dalla scrittura di Camus: fluida, sicura, veloce senza mai correre, ragionata e razionata.

Questo è un libro che per la storia che racconta, se lo avesse scritto qualcun altro, sarebbe contato 400 pagine. Camus riesce a condensarlo in 150. E non si avverte la mancanza di niente, nemmeno delle pagine che sembrano essere state strappate via dall’autore, tra una parte e l’altra del libro. Il difficile, nello scrivere, sta nel far leggere anche quello che non si è scritto. Camus ci riesce benissimo.

Voto: 8

Info libro:

Edito da Bompiani 2001, 176 pagine

 

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