Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

La bella estate (C. Pavese)

Non sperate di prolungare le calde giornate estive oltremisura: questo libro è decisamente un libro autunnale.

Sarà il senso di fine che lascia a “fine” lettura ma tre volte non bastano. Tre volte che leggo questo libro e ancora non bastano. Ogni rilettura è sempre più emozionante, sempre più devastante. Devastante è innamorarsi dei personaggi come se fossero reali. I loro pensieri sono reali. Pavese li rende tali, annullandosi dalla narrazione; diventando i suoi personaggi. O forse loro diventano lui. Diventavano. Diventavano. Pavese si è ucciso. Moriva il 27 agosto del 1950, suicidandosi con una dose eccessiva di barbiturici, in una camera al terzo piano dell'Hotel Roma in piazza Carlo Felice, a Torino, come una delle sue anti-eroine Rosetta, trovata morta in una stanza che aveva preso in affitto, per il troppo veleno ingerito. Rosetta è il personaggio forse più emblematico di tutta la triade. Ma andiamo per ordine.

Questo romanzo, pubblicato nel 1949, è in verità un trittico di tre romanzi brevi: “La bella estate” intitolato originariamente “La tenda” scritto nel 1940, “Il diavolo sulle colline” (1948) e “Tra donne sole” (1949). Torino, la Torino operaia, quella intellettuale e la Torino bene, fa da sfondo e da madre a queste tre storie diverse ma infine uguali, dove la giovinezza provoca dolorose domande e frequenti inquietudini: “Eravamo molto giovani. Credo che in quell’anno non dormissi mai” (Il diavolo sulle colline) e la scoperta della femminilità avviene attraverso un'altra donna.

L’estate non finisce e non sembra finire mai: “Qualche volta pensava che quell’estate non sarebbe finita più, e insieme che bisognava far presto a godersela perché, cambiando la stagione, qualcosa doveva succedere” (Gina, La bella estate) e la solitudine sembra essere l’unico approdo da un mondo e un ambiente saturo di vanità e futilità. “Il vero vizio […] era questo piacere di starmene sola”, dirà Clelia, alter ego di Pavese, nel conclusivo Tra donne sole. La scrittura decisa, matura e sicura del proprio essere rende ogni frase misurata e pulita come se fosse una piccola poesia a se stante.

Gli incipit pavesiani sono inarrivabili, nella loro capacità di catturare il lettore e gettarlo nella storia, iniziata non si sa come, non si sa dove. È già tutto lì, nell’incipit. I pensieri dei personaggi sono resi con realismo e verosimiglianza da sembrare prodotti da persone realmente esistenti. Tanto che, chiuso il libro, ti vengono a mancare, come potrebbe mancare un amico partito per un lungo viaggio. Le azioni, i pensieri, i dialoghi si direbbero registrati direttamente dal vero, per le strade di Torino ed è incredibile come un uomo solo sia in grado di descrivere dettagliatamente sia l’universo operaio che quello borghese; che l’emisfero maschile e femminile. Non a caso, Michelangelo Antonioni, trasformò “Tra donne sole” in una sceneggiatura che ha dato vita al film “Le amiche” (1955). Della triade è il romanzo più disilluso, dove già si avverte il senso di gravosa delusione che investì Pavese negli ultimi anni e che lo portò al suicidio. Delusione intellettuale e amorosa, per la fine del rapporto sentimentale con l'attrice americana Constance Dowling, cui dedicò i versi di “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, una poesia che suona a posteriori come un testamento, nella chiusa «Scenderemo nel gorgo tutti». Così come testamentale è il suicidio di Rosetta, a solo un anno da quello reale di Pavese.

Tre capolavori in un unico libro che va letto. E non una volta sola. Una delle opere più lucide e disincantate della letteratura italiana del secondo dopoguerra, con la quale lo scrittore, vinse il premio Strega.

Se non siete mai stati a Torino, tanto meglio: vi ci porterà Pavese. Anzi, dopo aver letto questo romanzo, garantito che ci andrete.

Voto: 9

Info libro:

Edito da Mondadori 2001, 378 pagine

 

Articoli correlati:

Incipit Famosi: La bella estate

Scrittori Famosi Suicidi