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Il Posto Tranquillo (Francesco Tedeschi)

Un romanzo a orologeria, così lo definisce Gianluca Morozzi, nella delirante prefazione al libro d'esordio di Francesco Tedeschi, giovane emergente emiliano. E infatti, neanche a dirlo, dalle prime pagine già si capisce che se non siamo entrati in un incipit tipicamente morozziano poco ci manca. Perché l'atmosfera che si respira è quella inconfondibilmente nebbiosa e noir di “Chi non muore” e “Cicatrici”.

Un libro che fatica a mostrarsi, rimandando costantemente la partenza definitiva della narrazione, in un'anticipazione frenetica di pezzi di un puzzle che solo da metà lettura in avanti inizierà a prendere forma nella mente del lettore. Una piacevole quanto fastidiosa sensazione di smarrimento coglie a poche pagine dall'inizio, in una lettura sincopata e frastagliata, con vuoti e salti temporali di notevole portata. L'autore chiede un grande sforzo a chi ha deciso di seguirlo, molta pazienza e capacità enigmistiche, in cambio di un viaggio a spirale negli abissi del tempo.

E proprio un cammino a ritroso porta cinque persone a ritrovarsi per dichiarare guerra ai propri fantasmi. Cinque amici sfidano se stessi e il proprio destino, nella ricerca del “Posto Tranquillo” in cui le ombre scompaiono: una lotta impari che vedrà più volte rimescolate le carte in tavola. E come nelle migliori partite di Poker, la mano che sembra ormai vinta e certa può nascondere una Scala Reale che non avevamo previsto.

E i tranelli sono in agguato anche per il lettore, costantemente chiamato in gioco da una narrazione che fa di testa propria e si snoda in direzioni diverse senza raggiungerne una definitiva. Peggio della metropolitana di New York. Ma la complessità e la poliedricità di questo romanzo non si fermano solo a un livello puramente diegetico, con diverse storie intrecciate tra loro, attraverso più piani narrativi: a Tedeschi piace “pasticciare” con gli attrezzi del mestiere, come un bambino con le mani nel pongo. Il romanzo di formazione si ritrova contaminato dalla tensione tipica del thriller psicologico, con ambientazioni di stampo noir e pulp, qua e là velate da sfumature romantiche. Altro che i dipinti di Pollock. Non è ancora finita, perché oltre ai generi, anche la scrittura si sporca e carica di influenze postmoderne provenienti da universi mediatici distanti come le serie tv, il cinema, i manga, attraverso un gioco di rimandi che sonda le conoscenze culturali del lettore.

Il risultato è un finto “cut up” che combina il “Il settimo sigillo” con “It”, “Non aprite quella porta” e una qualche serie tv che non conosco. Tanta roba, anche troppa per un esordiente che ha forse fatto il passo più lungo della gamba; che deve ancora trovare un suo marchio di fabbrica. Francesco Tedeschi le scarpe giuste le ha tutte per camminare su un terreno così scivoloso, ma deve stare bene attento a guardare sempre dove appoggia i piedi. Tutta questa carne al fuoco può far divampare un incendio e se si bruciano molte tappe poi non rimane niente, nemmeno la cenere. Visto che sei bravo con il gioco d'azzardo, Tedeschi, tieniti qualche riserva in attesa della sbancata finale. E trova la tua “scrittura tranquilla”.

P.s.: una menzione speciale alla superba copertina illustrata da Giuseppe Camuncoli, autore, dal 2011, dei disegni per la collana americana The Amazing Spider-Man, dedicata all'Uomo Ragno.

Voto 6/7

Info libro: Scritto da Francesco Tedeschi, edito da Vincent Books, 2012, 216 pagine

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