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I Malcontenti (P. Nori)

  • Scritto da Esterina

i malcontenti

Il nuovo libro di Paolo Nori si intitola “I malcontenti” ed è edito da Enaudi. Si parte da pagina cinque e si finisce a pagina centosessantatre.

Centocinquantotto pagine che contengono duecentosettantatre capitoli di varie dimensioni. Ci son quelli di due righe e quelli che duran due facciate. Quelli che seguono il filo logico della storia raccontata e quelli che invece vanno per conto proprio. C’è la pagina introduttiva, ma non quella conclusiva. Ma c’è quella delle note, in fondo, a pagina centosessantacinque. Poi c’è anche una storia. C’è Bernardo lo scrittore (quanto di più Paolo Nori ci sia al mondo), Giovanni che vuole fare un saggio sul teletrasporto, Nina che organizza il festival dei Malcontenti, Marcel con quelle scarpe alla moda, birke birke birke, o come si chiamano e c’è una bambina di quattro anni. Tutti riuniti nella grande città di Baden-Baden. Una Bologna cambiata nel tempo che se prima regalava corse gratis sui mezzi pubblici, ora regala solo la navetta per il Motorshow. E anche quella, senza alcuna certezza che poi non diventi a pagamento. E c’è tutta una generazione a cui non viene più chiesto di cambiare il mondo, ma solo di non rompere troppo i maroni.

E allora quando incontri per strada uno che cammina con una finestra sottobraccio col vetro spaccato ti ritrovi inconsapevolmente ad osservarlo con gli occhi luccicanti. Poi ti vien da pensare subito dopo che anche a te piacerebbe camminare per strada con una finestra sottobraccio col vetro spaccato. Perché almeno quell’andare lì avrebbe un senso. E’ evidente, dove va, uno con una finestra sottobraccio, col vetro spaccato, va a posare la finestra che ha sottobraccio da qualche parte dove a quella finestra che ha sottobraccio gli faranno qualcosa. Quanto poco basta per trovare un significato a ciò che si sta facendo. Come dei bambini che si stupiscono di fronte ad ogni cosa che si trovano davanti. Come se fosse la prima volta. O ancor prima della prima volta. Imparare a vestirsi da solo e dare un senso al proprio vestirsi. Senza dar troppo ascolto alle voci intorno a noi. Perché ha poi ragione Paolo quando dice che si meraviglia ogni qual volta che elabora un pensiero suo. Suo e di nessun altro, intendo. Se ci si pensa su per bene infatti siamo incastrati in un continuo meccanismo di passaparola modificabile. Uno ti dice qualcosa in un orecchio e tu lo ripeti al tuo vicino, sempre nell’orecchio, cambiando un po’ la versione. Che ne so, magari enfatizzi un poco la storia, ci aggiungi qualche personaggio o cambi la scenografia. E la stessa cosa fa il tuo vicino e il vicino del tuo vicino e il vicino del tuo vicino del tuo vicino eccetera eccetera. Così, alla fine, del segreto che si è detto all’orecchio è rimasta l’essenza, ma ne è cambiato il contorno. Però di tuo tuo non hai elaborato niente, se non qualche elemento secondario e di bassa rilevanza. Insomma, tutto questo per dire che ripetiamo tutto il giorno i pensieri di qualcun altro. E quando magicamente ci ritroviamo ad elaborarne uno nostro, di pensiero, c’è da aprire una bottiglia di spumante. C’è da far festa. Ed è forse anche questo quello che ci vuol dire Paolo Nori nei suoi “I malcontenti”.

Poi c’è il capitolo duecentocinquantacinque e quello subito dopo, il duecentocinquantasei. Che per me son assolutamente da citare. Perché quei due capitoletti lì, due facciate, mica di più, sembrano una storia della buonanotte. Un favola che bisognerebbe raccontare al proprio figlio prima di addormentarsi, invece che dargli in mano un libro sui Gormiti o sui Pokemon. Una storiella che io mi son già segnata sul mio quadernino degli appunti. Mica solo per raccontarla alla mia (futura) prole, ma anche a me stessa. Perché molte volte c’è bisogno di qualcuno che ti ricordi come van le cose nel mondo. A Baden – Baden e mica solo. In quel modo così semplice ma così diretto. Perché ancora non l’ho mica capito se Paolo Nori piace solo a noi emiliani. Io Paolo Nori lo farei leggere dovunque: a scuola a catechismo in biblioteca a lavoro. Io Paolo Nori lo farei leggere a chiunque: al bambino all’adolescente al giovane e all’anziano.

Io Paolo Nori lo farei leggere a priori. Leggete Paolo Nori e non rompete troppo i maroni. Voto: 7 1/2 “Non sapevamo comprare i frigoriferi, non sapevamo lavar le tazzine, non sapevamo tirar su la leva dell’elettricità, non sapevamo fare andare il Vaporone, non sapevamo vestire i bambini nelle piscine, non sapevamo cosa fare dei soldi che ci avanzavano, non sapevamo far niente; l’unica cosa che sapevamo fare, era tramagliare: una generazione, o meglio, più generazioni di tramaglianti, che passavano la maggior parte della loro vita a tramagliare, e quando poi si trovavano a fare una cosa sensata, come camminare con una finestra sottobraccio con il vetro spaccato, o portare a casa la spesa dal supermercato su una bicicletta, si sorprendevano di com’era diversa, la vita, quand’era sensata”.

Info Libro:

Edito da Einaudi, 2010

165 pagine