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Dizionario delle cose perdute (Francesco Guccini)

guccini dizionario delle cose perdute Miglior copertina di sempre, questa di “Dizionario Delle Cose Perdute”.

I fumatori incalliti l'hanno riconosciuto a colpo d'occhio: come dimenticare, del resto, il logo sul pacchetto delle “Nazionali Esportazione” senza filtro? Non una scelta casuale, questa operata dalla casa editrice Mondadori, che sicuramente sa il fatto suo. Ma la scelta non è stata dettata da questioni meramente promozionali. Francesco Guccini, oltre a essere un fumatore piuttosto impegnato, cita le suddette sigarette in un episodio dedicato al fumo e alle marche di sigarette che oggi non si fumano più.

Chiamandosi, per l'appunto, “Dizionario delle cose perdute” (e non “Quando al cinema pioveva”, come invece avrebbe voluto intitolarlo il maestro) è facile dedurre come il libro verta sul racconto di tutte quelle pratiche popolari e quegli oggetti un tempo largamente diffusi e oggi praticamente in disuso, per non dire dimenticati. Alcuni, come il “Flit” (spray insetticida dall'alto potere tossico che ha infestato le case per parecchi anni. Mia zia fino a qualche anno fa usava ancora il DDT, fax simile del suddetto Flit) è una fortuna che si siano persi; altri oggetti come i giochi fai da te, per esempio, è un peccato che non siano stati tramandati.

Ma a farlo ci pensa Guccini, calato nei panni del nonno-cantastorie di turno che, con bonarietà e semplicità (senza mai risparmiarsi troppo) riporta in auge marchingegni e usanze impensabili. Mini racconti costruiti in forma enciclopedica che danno vita a un atlante passato, formato tascabile. Episodi, giochi, balli, usanze, colori, marche, pratiche, raccontati come solo Guccini sa fare, anche nelle sue canzoni. Nemico della retorica e del simulato compianto, il maestrone narra le storie così come vanno narrate: dall'inizio alla fine e senza troppe “balle”, come si dice in Emilia. Certo, mantenendo quella vena ironica che è diventata il marchio di fabbrica della sua produzione letteraria.

Un modo per scongiurare la crisi che incombe, questo libro. Un memento mori per ricordarci, appunto, che le cose, tutte le cose, prima o poi cambiano, si evolvono e scompaiono. Che sia in meglio o in peggio, non spetta a noi giudicarlo.

Per i nostalgici, un modo per ricordare i tempi che furono. Per i giovincelli, un modo per capire come mai sono diventati così schiavi delle tecnologie digitali quando costruire una fionda può benissimo bastare a imparare quello che c'è da imparare sulla vita.

Voto: 8

 

Info libro:

Edito da Mondadori 2012, 140 pagine