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Dimentica il mio nome (Zerocalcare)

  • Scritto da Anita Magnani
 
dimentica il mio nome

Io non c’ho mai avuto ILSACROFUOCODELLASCRITTURA. Disegno perché mi va, le cose che mi vanno, perché devo fare la spesa e pagare le bollette.” Per fortuna che ci sono le bollette da pagare e che anche Michele Rech ogni tanto deve pur uscire per fare la spesa (trentacinque “euri” di spesa ogni tre settimane, sono pur sempre trentacinque “euri"), altrimenti non potremmo godere del suo talento puro e innegabile. Talento puro e innegabile che evidentemente non ha conquistato la giuria degli “Amici della domenica”, dato che il commovente “Dimentica il mio nome” è stato escluso dalla cinquina dei finalissimi del “Premio Strega 2015”. Magari il prossimo giro, Calca’, prova a scrivere sotto pseudonimo, sembra che aiuti. E certo non c’è bisogno di una più che mai intempestiva recensione per riscattare il celebre fumettista di Rebibbia da oltre 200mila copie vendute, dal momento che tutto è già stato detto su questo libro. Però io credo che quando una cosa è così bella e così autenticamente bella da farti piangere, allora non se ne parla mai abbastanza.

Dopo “La profezia dell’armadillo”, “Un polpo alla gola”, “Ogni maledetto lunedì (su due)” e “Dodici”, Zerocalcare raggiunge la propria maturità creativa con questo piccolo gioiello narrativo. Come? Guardandosi dentro e scavando alla ricerca della verità. Un bambino qualche giorno fa mi ha detto “tutti nascono con un segreto”. In “Dimentica il mio nome” Calcare fa proprio questo: ripercorre la storia della famiglia materna per rintracciare quelle pieghe del tempo in cui si perdono e si nascondono le cose. Ma scoprire la verità ha lo spiacevole effetto collaterale di aprire voragini di dolore, che “crea buchi nella trasmissione della memoria. Poi ognuno li riempie come può”. E Calcare sa riempirli e affrontarli con ironia e lucidità estreme. Appena sta per scenderti la lacrimuccia, sa come creare quell'effetto di straniamento, alla Woody Allen, capace di stravolgere e sdrammatizzare la situazione.

dimentica il mio nome

Una chiusura di un ciclo quindi, sia artisticamente che moralmente. Quand’è che si diventa adulti? Si chiede Zero.

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Quando si finisce il livello capisce che non importa molto dei nomi, dei significati, delle paure che non controlliamo. Importa riuscire a tappare i buchi in un qualche modo, per capire e inquadrare, anche sbagliando angolo e luce; per affrontare quel groviglio di rimpianti e rimorsi che ognuno di noi si porta dentro l’esofago. Forse significa imparare a conviverci.

Punto di arrivo di una scrittura sempre più immediata ed efficace, ma non per questo meno profonda, dallo stile riconoscibile, iconico, geniale, “Dimentica il mio nomeè un flusso di coscienza inarrestabile ma ben calibrato, che cattura occhi e mente.

Conclusione che, come ogni traguardo, segna una partenza, dove tutto viene riportato all’ordine, alla chiarezza. Decifrato come una mappa che si comprende solo dopo aver scovato il tesoro, l’opera di Zerocalcare funziona proprio anche a ritroso, partendo dalla fine e ricostruendo i pezzi di una storia che è anche la nostra. Perché per arrivare a capire dove stiamo andando dobbiamo ripercorrere i passi di chi siamo stati. Non senza un pizzico di immaginazione. E di dolore.

Finalmente Calcare ha trovato la sua strada, che era quella che stava già percorrendo. Io ci sono arrivata un po’ tardi ma almeno ci sono arrivata.

Info libro:
Scritto da Zerocalcare
Edito da Bao Publishing
2014
235 pagine