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Cuore di Cane (M. Bulgakov)

  • Scritto da Esterina

Prendete un piccolo cane abbandonato. Un classico trovatello di strada. Un bastardino, per intenderci. Sommate alla sua già sventurata esistenza, un aspetto altrettanto miserabile.

Un quadrupede di medie dimensioni di per sé spelacchiato, con una grossa scottatura sul fianco sinistro che evidenzia una striscia di pelle nuda. Senza riparo. Aggiungete a questa triste immagine, un freddo cane. Uno di quei geli polari russi che fanno rabbrividire al sol pensiero. Aria pungente che penetra nelle ossa e che non va più via. Vento freddo che ti segue come la tua ombra. Ghiaccio per terra che ti fa scivolare. Infine, immaginate una processione di persone indaffarate sfilare davanti alla povera creatura. Così occupate da non degnargli neanche uno sguardo. Una rapida occhiata. Nemmeno per caso. Tutti intenti a stringersi nei loro cappotti caldi. Avvolti nella loro soffice sciarpa di lana. Desiderosi di arrivare a casa e sedersi di fronte a un bel piatto di minestra bollente. Già. Dimenticavo. Affiancate anche alla sconsolata figura di cane, una fame così atroce da sconquassare il suo misero corpo. Uno stomaco famelico, ormai atrofizzato dal freddo, che nonostante ciò, brama urgentemente qualcosa da ingurgitare. Di fronte a tale mala sorte, un miracolo. Lui. Il benefattore. Un uomo distinto che compie un’opera buona. Porge un pezzetto di salame alla bestia e lo porta con sé a casa. In una settimana o poco più di soggiorno presso quello che sembra a tutti gli effetti un vero e proprio hotel del benessere, l’infimo cane presentato al principio della storia, appare come mai visto prima. Un gentledog. Ingrassato di qualche chilo, dotato di un collare nuovo di pacca e di un grazioso nome, Pallino, l’ormai pacioso animale, non può che essere devoto per sempre a quel suo salvatore. Il suo padrone. Sostenendo il detto che il cane è il migliore amico dell’uomo.

Ma l’uomo è il migliore amico del cane? Filipp Filippoviĉ un giorno, decide di non esserlo più. Allora addormenta Pallino e senza alcuna remora gli stacca dal corpo le ghiandole seminali con i loro annessi e l’ipofisi del suo cervello. Sostituendo entrambi con altre umane. Come a voler dire che chi non ha pietà per il cane, non ne ha per gli uomini. Chirurgo e studioso del corpo umano, il padrone di Pallino sperimenta nel suo fedele cane una nuova scienza. Dimostrazione di come l’uomo può, dove vuole. O almeno tenta. Ed ecco allora che Pallino diventa Pallinov Poligraf Poligrafoviĉ. Una creatura in un limbo, che sembra altalenare tra l’umanità appena acquisita e la bestialità a cui appartiene da sempre. La scienza che si spinge oltre i suoi limiti. E l’uomo che esplora l’ignoto. Che come Dio, si diverte a plasmare esseri viventi di indubbia sembianza, senza pensare alle conseguenze. Assecondando solo il proprio desiderio di potere. E volere.

Un racconto pervaso da sottile ironia, che vuole fare riflettere sul ruolo della scienza e dell’uomo. Una storia più che mai attuale che si inserisce perfettamente in una società contemporanea proiettata sempre di più verso provette e scambi di geni. Una sorta di partita a Scarabeo, dove basta scambiare le lettere a disposizione per formare parole nuove. Parole che però non sempre salvano il gioco. Con le quali non sempre si vince. I giocatori devono rispettano il proprio turno. La propria posizione. Tu uomo. Io cane. Tutta colpa di quel pollice opponibile che ha reso l’uomo così sicuro di sé. PS: Si segnala la presenza del film tratto del libro. “Cuore di cane”, regia di Alberto Lattuada.

Voto: 7

La scienza non ha ancora trovato un sistema per trasformare le bestie in uomini. Io ci ho provato, ma, come potete vedere con scarso successo.

Info Libro:

Edito da Bur, 2007

169 pagine