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Cicatrici (G. Morozzi)

  • Scritto da Anìdride

cicatrici

Tempo di lettura: 1 giorno, la prima volta (non si riesce letteralmente a staccare lo sguardo dalle parole). La prima volta, non basta.


Occorre almeno una seconda lettura, dopo una pausa di almeno tre giorni dalla prima. Odore: vernice per legno, tipico delle edizioni Guanda. Genere: è stato classificato come libro Noir, ma c’è da dire che Morozzi riesce a trasfigurare ogni genere in un genere a sé. Quindi: genere inclassificabile. Un grumo di parodia noir-mistica. Sconsigliato: a chi crede nella reincarnazione. Il libro: la prima cosa che ho pensato leggendo il prologo è stata merda che prologo. Vi dico solo che il prologo si intitola Il massacro ed è la storia di un padre che uccide a fucilate tutti i membri della famiglia. Il tutto visto da e con gli occhi della figlia minore, Kate. Un prologo che è già da solo un romanzo. È semplicemente perfetto; io avrei stampato solo quello. Otto pagine. Breve ma efficace.

Poi , arrivata a fine libro ho pensato Morozzi è impazzito, che sia sotto psicofarmaci? Sì perché fino a quel punto la storia che nasce e si sviluppa è la storia morbosa di rapporti morbosi fatti di abusi sessuali pesanti e reiterati, con una sottotrama misticheggiante che fino all’ultimo rimane un rebus. Un tipografo ciccione sociopatico, Nemo Quegg, senza alcun motivo apparente, accoltella un rispettabile medico davanti a famiglie e bambini in fila per il circo. La follia omicida nasconde una lucida consapevolezza. Ci sono verità che arrivano alla superficie anche se soffocate da scaffali di vite su altre vite. Reincarnazione, appunto. Reincarnazione, una zia sensitiva, strane coincidenze, numeri ricorrenti … E fino a pagina 228 rimango basita. Tranne che per la scrittura che è una signora scrittura: semplice, asciutta, scorrevole. Non sembra nemmeno un libro scritto da un italiano.

Poi, nei [Ringraziamenti e note] a pagina 229 mi illumino. Morozzi sei un genio! In questa parte, che va rigorosamente letta dopo tutto il resto, Gianluca Morozzi rivela al lettore le risposte a una serie di domande-indizio seminate nel racconto, assieme alla confessione sulla vera natura del libro in questione, che non posso svelare per non rovinare l’effetto sorpresa garantito. Indizi da decifrare: la zia sensitiva di Nemo segna su un foglio due date, ossia il 18 giugno 1942 e 9 novembre 1966. Che cosa è successo in queste due date apparentemente sconnesse? Citazione dal libro: «Perché la cosa più crudele che può fare un Dio cattivo a un cieco è dargli la vista per dieci minuti. E poi sottrargliela di nuovo». Ringraziamenti: Grazie Guanda, di essere una delle case editrici italiane più cazzute e coraggiose che abbiamo. E grazie Morozzi di essere così fuori di testa. Buon Karmageddon a tutti.

Voto: 7

Info Libro:
Edito da Guanda, 2010

231 pagine