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Cattedrale (Raymond Carver)

cattedrale raymond carverLeggetelo. Leggete ogni cosa che Carver ha scritto”, parola di Salman Rushdie. Carver non lo puoi leggere un po', o lo leggi tutto o non lo leggi per niente. Certo, questo assioma potrebbe valere per qualsiasi scrittore in circolazione, volendo, ma il fatto è che i suoi racconti sono come un buon caffè che non riesci a smettere di bere, se ti piace il caffè. E a noi il caffè alla Raymond Carver piace da matto.

Cattedrale”, un nome che è un programma. Secondo Carver il racconto è come un'architettura ben congegnata, dove la prosa deve reggersi in equilibrio come un muro. Ogni cosa deve avere una sua dimensione, un suo apporto preciso e una sua posizione, nel piano generale dell'opera. Il tutto nell'arco di poche pagine. Scrivere un racconto alla Carver è come scegliere di costruire una buona casa, piuttosto che una bella casa. “Un buon racconto vale quanto una dozzina di cattivi romanzi” secondo lo scrittore americano, che della storia breve ha fatto il suo marchio di fabbrica. Se il tuo nome è Raymond Carver e hai scritto racconti come questo che dà il nome alla raccolta, allora puoi ben dirlo che un racconto vale una dozzina di cattivi romanzi.

"Cattedrale" raccoglie ben dodici buoni racconti, che sono così bene amalgamati tra loro da formare quasi un unico romanzo diviso in capitoli. La linearità della narrazione, la prosa asciutta e realistica, i personaggi che sembrano vivi, fanno sì che il lettore si ritrovi a far parte di situazioni comuni, all'interno di salotti comuni, spesso in precarie condizioni quotidiane. L'odore del cloro di una piscina, quello di freon di un frigorifero; il rumore delle gocce d'acqua che cadono dal tavolo della cucina, la sensazione di olio caldo che cola in un orecchio tappato dal cerume: questo è Raymond Carver.

Le situazioni, le storie, escono e nascono dagli oggetti che le compongono. Un frigorifero non è solo un frigorifero ma è anche un frigorifero. Una piscina è una piscina ma è anche qualcosa d'altro, solo che Carver ci descrive la piscina e non ci dice cosa sia questo altro. Ma le cose accadono, nei suoi racconti, come accadono nella vita: un po' per caso, un po' per sbaglio, un po' perché era così che doveva andare.

Questa rassegnazione, quest'accettazione dell'esistenza precaria che caratterizza i personaggi di Carver si trasforma in una sottospecie di ottimismo dei vinti. Della serie “la speranza è l'ultima a morire”, o, viceversa, “l'erba cattiva non muore mai”. Dipende dai punti di vista. Quello che è certo è che Carver sa di cosa parla quando “parla d'amore”, quando parla di disoccupazione, quando parla di alcolismo, quando parla di separazione e, nel farlo, non pecca mai in cinismo o commiserazione. E questo non è poco. Il realismo della sua scrittura deriva proprio dall'esatta conoscenza del mondo e dei soggetti di cui scrive. Realismo ereditato da Hemingway senza dubbio ma, prima ancora e primo su tutti, da Richard Yates, con cui Carver ha in comune non solo la scrittura.

Da capolavori nascono capolavori e non è certo un caso se Robert Altman ha preso ispirazione proprio dai racconti di Carver per sceneggiare gli episodi del suo “America Oggi” (Shorts Cuts, 1993).

L'affresco dell'America dei disperati non è mai stato tanto vivido. Grazie Carver, grazie Altman e grazie Minimum Fax che hai riportato Raymond Carver sotto agli occhi di tutti.

Voto:8/9

Info libro: Scritto da Raymond Carver, Edito da Minimum Fax, 2010, 219 pagine

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