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Interviste: Michele Piano

  • Scritto da Gli Osservatori Esterni
michele piano
michele piano - michele piano


Abbiamo scambiato quattro chiacchiera con il pianista e compositore pugliese Michele Piano, uscito da qualche mese con il suo album d'esordio “Nïnde”, uno dei migliori dischi ambient italiani del 2020, registrato con tastiere e sintetizzatori analogici.

Buona lettura e felice approfondimento.

- Definisci il tuo nuovo album “Nïnde” con tre aggettivi
Ciclico, essenziale, primordiale.

- 2 artisti che hanno cambiato il tuo modo di vedere la musica e perché
Il primo è S. Rachmaninov per la sua attenzione e ricerca esasperata della melodia, ma anche per la sua visione anticonformista della musica.
Il secondo, più che un artista, parlerei del movimento dei pianisti “Stride”, ossia di quelli che suonavano in giro per New York negli anni ’20 ai quali mi sento molto vicino per il loro approccio positivo e ironico alla musica.
 
- Il disco ambient che porteresti con te su un’isola deserta
Brian Eno - Music for Airports, credo sia la giusta maniera per vivere a pieno l’ambiente solitario che andremmo a sostenere. Un po’ come questi giorni direi.
 
- Un regista per il quale comporresti volentieri una colonna sonora
David Lynch, una sfida che con presunzione accetterei volentieri.

- Un brano ambient che invece avresti voluto comporre tu
Non sono legato ad un pezzo ambient in particolare, ma lo stile di Arvo Part mi piace molto pur non essendo un compositore che si possa raffigurare in questo ambito, ma nel minimalismo sacro; infatti è proprio a questa sacralità e sintesi musicale a cui ho ispirato il mio album.
 
- Qual è la prima cosa che farai una volta terminata questa quarantena?
Tornerò dai miei alunni a scuola e berrò finalmente una birra con gli amici. Ovviamente farò anche concerti.