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L’ultimo girone della Divina Commedia Lostiana

  • Scritto da Gli Osservatori esterni

Lost Finale locandina

Lost Finale locandina - Lost Finale locandina
"Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per un'isola oscura..."

di Giulio

E' finito dopo 6 anni e 121 puntate uno degli eventi mediatici più rivoluzionari di sempre: "Lost", il telefilm che ha cambiato il modo di fare telefilm.


 

"Lost" ha rappresentato una ragnatela nella quale le pupille venivano imprigionate dalle fitte trame tessute da Lindelof ed Abrams, due geniali ragni che rendevano stupenda l’impossibilità di divincolarsi. Con Lost ci siamo emozionati, abbiamo riso e pianto, ci siamo identificati nei personaggi e abbiamo discusso ore su di essi, ci siamo ricattati a vicenda con spoilers da brivido ed abbiamo contato le ore che ci separavano dalle puntate successive. E' inutile nascondere l'evidenza, "Lost" ha rappresentato una droga che ci ha catapultati in un circolo vizioso di domande e risposte che hanno, in più di un lustro, fuso i nostri collegamenti neuronali. Ed ora siamo preda dell'astinenza, siamo in una sorta di "rota" da serial seduti sul divano, telecomando alla mano, tentando di trovare, tra gli infiniti palinsesti, un degno erede del nostro telefilm isolano. Ma, prima di fare questo, riponiamo in un angolino le nostre assurde teorie partorite da menti sconvolte e cerchiamo di far chiarezza. Io ho avuto l'impressione che, pur avendo terminato la loro opera, gli autori ci abbiano ancora abbandonati alle nostre fantasie, non ci hanno lasciato delle risposte universalmente valide. Hanno fatto in modo che ci trovassimo anche ora faccia a faccia con il nostro libero arbitrio per capire, ora come non mai, se siamo "Uomini di fede o Uomini di scienza".

Dando per scontato che la parte riguardante l'isola (e intendo dalla prima all'ultima stagione) sia chiara a tutti vorrei soffermarmi qualche riga sulla parte della vita parallela nata nella Season Six. Avevo intuito sin dall'inizio che la realtà parallela fosse fondata su basi trascendentali e metafisiche ma, che il mio pensiero alla fine di "Lost" finisse su Dante, non l'avrei mai immaginato. Mi spiego. L'opinione più avvalorata e la mia tesi più concreta ritiene che i nostri Losties abbiano creato, dopo lo scoppio della bomba, una realtà parallela migliore (Jack ha successo nelle sue operazioni chirurgiche ed ha un figlio, Kate è innocente, Sawyer è un detective anziché essere delinquente etc..) dove potersi incontrare, poter ricordare e, fatto questo, poter insieme "andare oltre" (In Paradiso?) in quanto "si vive insieme e NON si muore soli". La realtà parallela è quindi una sorta di purgatorio dantesco dove i protagonisti, uniti da uno dei concetti cardine della serie (ognuno di noi è connesso per motivi inspiegabili ad un'altra persona), sono spinti ad avere il flash del ricordo della loro vita (Sull'isola ndr) per acquisire un'agognata redenzione accanto alle persone destinate, non da Jacob e neanche dall'isola, bensì da un'entità superiore, ad entrare con la forza dell'amore nelle loro vite. La luce nella chiesa, il via libera per la redenzione non è stato acquisito dai nostri Losties per caso.

Jack. Sawyer, Kate, Saiyd, Hugo (tutti morti, chi prima chi dopo e Hugo probabilmente tantissimi anni dopo visto che ha dovuto portare a termine il lavoro di guardiano dell'isola) sono in quella chiesa perché meritevoli. Non vediamo Micheal, evidentemente non meritevole di questo premio. Ricordiamo infatti, spingendo la memoria non troppo indietro, che Micheal appare a Hugo sull'isola e si lamenta di non poterla abbandonare. Non vediamo Ben, o meglio, Ben decide di sua spontanea volontà di non entrare nella chiesa forse perché non ha ancora portato a termine il suo compito nella vita parallela (Probabilmente ha bisogno dell'amore della Rousseau e di sua figlia, Alex) e quindi non può ancora "andare oltre". E credo che sia per lo stesso motivo che nella chiesa non troviamo Daniel, Ana Lucia, Lapidus (Idolo!) ed altri personaggi che in vita hanno compiuto delle buone azioni. Questa è l'opinione più diffusa ed anche quello che ci vedo io. Una teoria assurda quanto romantica per spiegare un finale che, lo ammetto, mi commuove non poco. Consoliamoci però, i nostri eroi sono destinati a rimanere insieme per sempre...ovunque essi si trovino.

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Semplicemente è finita un’era

di Thomasmann

Una luce bianca invade lo schermo, Jack sorride tranquillo finalmente in pace, e un occhio nella giungla si chiude. Quello stesso occhio che si era spalancato nella prima immagine della prima puntata della prima serie si chiude. Lost è finito. Dopo sei anni i naufraghi più famosi del mondo ci lasciano con una doppia puntata di quasi due ore emozionante e risolutiva. Non lascia nulla, o quasi, di insoluto. Non che ci fosse ancora molto da spiegare dopo sei anni, in cui a poco a poco tutto era venuto alla luce e era stata fatta chiarezza su ogni mistero. L’unica novità della sesta stagione era il nuovo meccanismo narrativo. Dopo che nei primi tre anni le avventure dei naufraghi sull’Isola erano state accompagnate e spiegate in parallelo con lo strumento del flash back, alla fine della terza stagione il colpo di scena: flashforward, un salto in avanti, alcuni dei nostri sono a Los Angeles e si conoscono, questo vuol dire che sono riusciti ad evadere dall’Isola! Due anni così e il gioco cambia di nuovo, questa volta abbiamo a che fare con dei flashsight, una realtà parallela nella quale i naufraghi non sono naufraghi perché l’Oceanic 815 non precipita e l’Isola è confinata nel fondo del Pacifico. La questione centrale di quest’ultimo anno, oltre ovviamente a scoprire la fine delle vicende isolane, è capire la realtà alternativa. La spiegazione è semplice, semplicissima e per questo può deludere. Ha deluso molti, non chi scrive.

 

Stagione 1: 10

Stasione 2: 10

Stagione  3: 8

Stagione  4: 7

Stagione 5: 6,5

Stagione 6: 7

Voto complessivo: 9