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Gli ospedali psichiatrici negli scatti shock di George Georgiou

  • Scritto da Enrico Tallarini
georgiou
georgiou - georgiou

Gli scatti che trovate di seguito sono opera del fotografo George Georgiou, vincitore del World Press Photo nel 2002 e 2003, che tra il 1999 e il 2002 ha documentato, per conto di un progetto della NATO, la condizione degli ospedali psichiatrici in Serbia e Kosovo.

Vi riportiamo la sua testimonianza, prima in parole, poi in immagini.

"Ho visitato tre istituzioni psichiatriche quando vivevo e lavoravo in Kosovo e in Serbia per un progetto a lungo termine, tra le righe, sulle conseguenze del conflitto NATO con la Serbia. Queste foto sono una parte integrante di una narrazione più grande del conflitto, la divisione, la differenza e l’esclusione . Dopo aver trascorso quattro anni ad insegnare in un corso di fotografia per persone con disturbi psichiatrici a Londra, gli istituti e i pazienti non mi erano estranei ed ero consapevole dei modelli comportamentali ai quali andavo incontro. Ma quello che ho trovato in Kosovo e in Serbia era una forma ben lontana dalla realtà contemporanea di Londra.
Quando ho fotografato le istituzioni psichiatriche, che venivano nascoste dallo sguardo del pubblico e sono state esposte le foto, per i serbi in generale è stato come uno shock. Durante gli anni del regime di Milosevic, avevano prosciugato tutti i soldi, lasciandoli in condizioni di sporcizia, di malattie contagiose, con la mancanza di cure mediche e riabilitazione e la mancanza di sorveglianza a causa di un personale demotivato a basso reddito e alle prese con le proprie difficoltà economiche.
L’aspetto peggiore era la totale mancanza di cura e di stimolazione e l’elevato numero di persone che non avrebbero mai dovuto essere in quei luoghi. Le persone con disabilità fisiche, come il ragazzo senza gambe che rimase vittima di un incidente d’auto ed da allora era orfano, la gente con la sindrome di Down, una percentuale elevata di Rom o di bambini la cui sfortuna era quella di essere nati nelle istituzioni. Vivendo in questo ambiente di privazione, con poca stimolazione o compassione cominciavano a mostrare un comportamento ripetitivo e di autolesionismo.
Nel 2002, durante le mie ultime visite, il denaro era stato raccolto grazie ad unacampagna pubblica di sensibilizzazione in Serbia e con l’aiuto di una serie diONG, e la situazione era migliorata. Per me, dopo lo shock iniziale delle condizioni e la totale mancanza di cure, era apparso chiaro che i pazienti provenienti da tutte le etnie erano stati in grado di unirsi in una comunità, di affezionarsi e prendersi cura uno con l’altro, rispetto alla situazione triste dei loro connazionali “sani” che si combattevano reciprocamente all’esterno."

Info: www.georgegeorgiou.net
Fonte: www.eticamente.it