Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Michele Maraglino, siamo un paese di nuovi analfabeti che non capiscono il mondo | Intervista

  • Scritto da Andrea Fioravanti
maraglino Il 25 Febbraio è uscito “Canzoni Contro la Comodità” (La Fame Dischi 2015) il secondo album del cantautore tarantino (trapiantato a Perugia da 8 anni) Michele Maraglino. Dal 21 Marzo è poi partito un tour di promozione del disco che non si è ancora fermato. Abbiamo intercettato Maraglino prima che partisse per le ultime date di Agosto. Noi volevano parlare del suo ultimo disco (che potete trovare qui: http://goo.gl/Jo7r6H) ma ne è uscito qualcosa di diverso.

- Come sta andando il tour?
Bene, ma non è facile.

- In che senso?
Bé si siamo onesti, portare in giro per l'Italia un disco indipendente come il mio a un pubblico spesso indifferente alle novità non veicolate dalla televisione o dalle radio è una bella sfida. Non c’è più il pubblico. Non c'è attenzione. E più passa il tempo, più la situazione peggiora. I locali che organizzano concerti di questo tipo soffrono tanto come noi artisti. I soldi sono pochi, la gente preferisce altri tipi di serate e il risultato è che la cultura musicale italiana si abbassa.

- Forse dipende dalla qualità delle canzoni.
Magari. Se fosse così suonerebbero solo artisti di talento. La realtà è che la gente non vuol sentire più canzoni che parlano di problemi. Solo amore e tappeti di fragole.
Ora il pensiero dominante nella scena musicale italiana è: la gente si deve divertire senza pensare. E vai col ritornello scemo, sole amore ed estate.

- Ma è sempre stato così.
Non è vero. Io sono dell''84 e da piccolo mi hanno sempre detto: "se hai qualcosa da dire prima o poi ce la fai". Adesso però non è più importante cosa dici ma come. Devi postare su facebook, twittare, pubblicare foto su Instagram per avere l’attenzione di un pubblico che ti farà cantare canzoni che non hanno nulla da dire. La gente non è interessata alle parole ma alla comunicazione.

- Come direbbe Zucchero: per colpa di chi?
Credo che anni e anni di talent show come "Amici" di Maria de Filippi abbiano portato a questi risultati. Chissà se la De Filippi si rende conto di quello che ha generato con il suo programma. Di come ha trasformato il pubblico in automi.


- Quindi il pubblico di Amici è stupido.
No, anche quello degli altri talent. A parte gli scherzi, penso che il pubblico sia diventato stupido perchè è stato bombardato da canzoni mediocri “usa e getta" il cui unico obiettivo è durare qualche mese. Se mangi merda tutti giorni alla fine ti abitui.

- Povera Maria, solo colpa sua?
Ma no. La colpa è anche di chi poteva e doveva offrire programmi alternativi in televisione che dessero alla gente una visuale più completa della musica italiana. Mi riferisco soprattutto al servizio pubblico che produce solo talent senza talenti. Ti ricordi chi ha vinto X-Factor due anni fa? O The Voice of Italy?

- No, ma i dischi comunque non si vendono più. Come si può cambiare questo trend?
Non so se si può. Il problema è culturale, dei media. Ed è gigantesco. Siamo un paese di nuovi analfabeti che non capiscono il mondo che li circonda. Siamo sull’orlo del precipizio ma abbiamo gli occhi bendati. Il problema è che a un certo punto sono mancati i soldi perchè i dischi non li comprava più nessuno e quando mancano i soldi perdi la cosa più importante: il tempo. Non c'è più il tempo di far crescere un artista progettando un percorso che duri anni e che lo faccia maturare disco dopo disco. È un impegno di tempo e di denaro.

- Due cose che hai messo nel tuo nuovo disco "Canzoni contro la comodità". Domanda banale: perché questo titolo?
Perché il problema della nostra generazione e del mondo occidentale in generale attuale è l'eccessiva comodità, l'adagiarsi. Se hai tutto e non ti metti in gioco magari anche soffrendo, non creerai niente di straordinario. Non sono poche le persone che partite da zero hanno realizzato i propri sogni perché avevano fame.

- E tu hai fame?
Talmente tanta da creare un'etichetta (La Fame Dischi n.d.r). Nella mia vita ho dovuto lottare per qualsiasi cosa. Quando ho deciso di fare della musica la mia vita i miei genitori non erano certo contenti. La mia è una famiglia normale, non ricca. Sono figlio di un impiegato e di una casalinga che volevano il figlio dottore, con una laurea in mano. C'è una generazione, soprattutto al Sud, che ha voluto dare ai figli le possibilità che loro non hanno mai avuto. Ma la cosa gli è sfuggita di mano,  è diventata malata. Se hai 30 anni e fa quello che ti piace, svegliandoti felice tutte le mattine, non hai comunque alcun valore per una società che ti apprezza solo se ti sposi, accendi un mutuo, compri una macchina e ti vesti bene. Capisci cosa voglio dire? Non facciamoci fregare dalle apparenze. È tutto finto. E' quello che cerco di dire nel brano “La Vernice”. Mettendomi nei panni dei miei genitori capisco che è sacrosanto cercare di indirizzare il proprio figlio in qualcosa di stabile e sicuro, ma non era il mio destino.

- Cosa avrebbero dovuto fare?
Il compito di un genitore non è preoccuparsi di incanalare i figli in una via prestabilita e conformata, ma dargli gli strumenti per renderlo una persona indipendente e autonoma. Un ragazzo deve studiare per poter capire il mondo e decifrarlo, non per lavorare e basta. Poi deciderà lui cosa fare.

- Interessante. Ma io ero venuto qui per parlare del tuo ultimo disco. Nella canzone: "Felicità Mediocrità Comodità" canti: "La felicità è solo un modo per stare un po’ soli." Quindi la felicità è egoismo?
Sì. Spesso capita che per essere veramente felici bisogna allontanare alcune persone che sono negative per noi anche se non ce ne rendiamo conto. A volte sono un peso al quale si rimane legati per abitudine. Per raggiungere degli obiettivi devi essere solo. Anche nell'amore, prima bisogna imparare a stare da soli.

- E tu sei solo?
Io sono felice.