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I Migliori Dischi da esporre in salotto

Gente a cena. Che siano amici o parenti, prede da rimorchiare o conoscenti, gli ospiti mettono sempre in stato di ansia: quello celiaco, l'altro vegetariano, poi c'è il vegano, il macrobiotico e non se ne esce più.

Cosa dire poi del fatidico momento in cui l'ospite, entrando in casa, passerà al microscopio ogni angolo del vostro appartamento, cercando disperatamente un qualsiasi oggetto a cui aggrapparsi per dare inizio alla conversazione. Alla classica frase “ti faccio fare il giro della casa” segue sempre una seconda, temuta ai più “... e questa è la mia collezione di dischi”.

Onde evitare di sembrare un ascoltatore dozzinale, privo di gusto o particolarmente fossilizzato su suoni vecchi decenni, vi proponiamo una classifica di dischi “tutti i gusti più uno”, che va bene per qualsiasi ospite varchi la soglia di casa vostra.

Dischi a prova di bomba, che daranno nuove facce alla vostra misera personalità e vi faranno apparire come l'ascoltatore perfetto, grande selezionatore, curioso di sondare ogni angolo del mondo delle sette note.

Ad ogni ospite il suo disco.

Buona lettura!

1. Nick Cave & The Bad Seeds: "Tender Prey" (1988)

Inutile girarci intorno: conoscere Re Inkiostro fa fico. Sempre. Un po' di sano maledettismo e citazioni letterarie, una vita di eccessi a metà tra uomo e mito. E “Tender Prey” resta un disco da cultori, oscuro e immancabile in ogni discografia che si rispetti.

2. Miles Davis: “Kind of Blue” (1959)

Tanto per dimostrare di avere già sfondato le barricate del rock, mettere in bella mostra questo capolavoro di Miles Davis vi farà partire con il piede giusto. Magari sarà un po' inflazionato, ma resta un gran disco e un ottimo argomento di conversazione.

3. CCCP: “Socialismo e Barbarie” (1987)

I CCCP vanno sempre bene. E Ferretti fa sempre discutere. Meglio prima, meglio poi: poco importa. Se il pericolo era lasciare indifferenti, grazie al punk filosovietico della band emiliana l'avrete calciato via di brutto.

4. Philip Glass: “Mishima: A Life in Four Chapters” (1984)

Altro capitolo “oltre il rock”. Minimalista, tra i grandi compositori del Novecento, Philip Glass vi farà sembrare molto più acuti, curiosi e intelligenti di quanto non siate in realtà.

5. Kraftwerk: “Trans-Europe Express” (1977)

La Germania, la musica elettronica, il rapporto uomo-macchina: i Kraftwerk sono gli anni Settanta che non ti aspetti. E ficcarli in bella vista vi farà solo che guadagnare punti. Magari affiancateci il dvd live “Minimum-Maximum”, che quando alcool e sostanze varie si saranno impadronite di voi vi aprirà il cervello come una di quelle craniate sullo spigolo della finestra che date ogni mattina.

6. Paolo Conte: “Paris Milonga” (1981)

Qui entriamo nel mondo del cantautorato italiano, con uno degli autori più geniali ed enigmatici che il nostro suolo abbia mai partorito. Sotterrate i vostri De Andrè e Guccini (in senso metaforico, si intende), e mettete in bella mostra questa perla dell'artista astigiano, tra Francia, jazz, e “tutto un complesso di cose” da scoprire giorno dopo giorno.

7. Eddie Vedder: “Into The Wild Soundtrack” (2007)

Scontato è scontato, ma l'immaginario che evoca è talmente opposto a quello che si respira in casa che l'effetto è rinfrescante. Una ventata di freddo, libertà, natura e morte annessa che sarà come rientrare in casa dopo sei mesi e scoprire di avere lasciato per tutto il tempo le finestre aperte.

8. The Velvet Underground: “The Velvet Underground & Nico” (1967)

Perché sono stati i primi eccetera eccetera. Perché Lou Reed, “ah, sì, io lo adoro anche da solista, e Transformer eccetera eccetera. E Andy Warhol, e Nico: hai visto che brutta fine che ha fatto? Sì ma anche Lou Reed, l'ultimo disco coi Metallica è inascoltabile, eccetera eccetera”. Di sicuro le parole non mancano, quando si ha sto disco tra le mani .

9. PJ Harvey: “Let England Shake” (2011)

Un tocco femminile è d'obbligo. L'ultimo album di PJ Harvey ci calza a pennello. Oltre a essere un disco grandioso, vi renderà ascoltatori particolarmente aggiornati e lontani anni luce dal rockettaro fermo a “Machine Head” dei Deep Purple.

10. Giorgio Gaber: “Polli d'Allevamento” (1978)

Le canzoni e i monologhi di uno dei personaggi più straordinari che l'Italia abbia mai avuto. Giorgio Gaber parla da solo, sì, ma non sbagliate titolo. Mettere in bella mostra una delle tante raccolte delle ballate dei primi anni di carriera, rigorosamente uscite postume, per quanto interessanti, vi trasformerà da cultore del pensiero più profondo a vittima delle mode e dei tributini post mortem.

Bonus Disc: se il vostro fine, e vorrei ben sperare, è quello di conquistare una giovane fanciulla, avere in bella vista anche qualcosa che abbia a che fare con Vinicio Capossela non farà che facilitarvi il lavoro. Vino, musica, poesia, e tutti a letto. Che poi lì sarete soli e non ci sarà più nessun Santo a salvarvi. In bocca al lupo.

PS: pretendere che abbiate anche qualche vinile nascosto in casa mi pare troppo. Ma che uno stereo e un salotto ce li abbiate l'ho dato per scontato. In caso contrario, basta perdere tempo dietro ai dischi e inventatevi dell'altro. Buon proseguimento.

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