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Guida alle riviste smarrite: Rock Sound

Per quelli nati nella prima metà degli anni ottanta (e anche un po' prima e anche un po' dopo), il mensile Rock Sound è stato una sorta di piccola bibbia musicale, capace di dirottare migliaia di ascolti in tutta Italia e formare una generazione di piccoli mostri sonori; un esercito di giovincelli brufolosi in tute adidas e magliette dei Deftones, poi disperso nell'inevitabile biforcazione maturazione-abbandono dovuta al passare del tempo.

Sono i giorni a cavallo di millennio, dell'imperante epidemia new metal, dei rasta di Zack de La Rocha, di Deftones, Limp Bizkit e Korn a giocarsi la leadership. Giornate passate a sognare le prossime edizioni di Heineken Jammin Festival e Independent Days come fosse la cosa più importante del mondo.

E giù a raccattare poche migliaia di lire (novemilaenovecento, manco poche, per la verità) e giù in edicola ogni inizio mese, che qualcosa di interessante si cavava fuori sempre, seppur in mezzo a schifezze ed emuli basso profilo poi finiti nel dimenticatoio. Grazie al cielo. E toccava fare in fretta, che se tardavi qualche giorno nemmeno lo trovavi più. Copertina lucida e fiammante, cellophan e cd in allegato: scartare Rock Sound era come aprire i pacchi la mattina di Natale, una gioia immensa.

Caporedattore era tale Daniel C. Marcoccia, al lavoro anche per Rockstar, ed era tutto uno spulciare, fino al mitico poster a doppia facciata a metà giornale.

Live report diventati leggenda, demo, recensioni e concerti da non perdere: Rock Sound portava il rock fino nei paesini più spersi delle province più dimenticate. Dico “portava” perchè lo ha fatto fino ai primi mesi del 2010, prima di scomparire per sempre restando solo un ricordo inscatolato a marcire in qualche soffitta.

E non è finita. Ciliegina sulla torta, come già accennato, con la rivista ogni mese c'era un cd, un sampler di canzoni miste che era al contempo una miniera d'oro e di sterco.

Dagli allora sconosciuti Coldplay e Muse ai riff bidonari di Staind e Disturbed: nei sampler (con il marchio “Rock Sound vi spacca le casse”) si trovava di tutto, comprese associazioni improbabili. Eri lì per goderti un pezzo acustico e ti partiva una bordata thrash metal così, all'improvviso.

Perché insieme alle casse, Rock Sound spaccava anche le orecchie. Ma le palle no, ed era tutto così bello che a pensarci quasi mi viene da piangere.

Addio Rock Sound. Guardandoti dal futuro, potrei dire che in fondo di musica non ci hai mai capito un cazzo. Ma ti dico che è stato bello fare un pezzo di strada insieme. Tutto qua.

PS. Se anche voi fate parte della serie "Forever Young", date un'occhiata alla pagina Facebook "Rivogliamo in edicola Rock Sound".

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