Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Loading

Gli anni d'oro del Festivalbar

  • Scritto da Orazio Martino
Festivalbar Ahhh... il mese di luglio: l'estate è iniziata da un bel pezzo e la frenesia di agosto è alle porte. In questi giorni di tranquillità apparente ti capita spesso di pensare alle estati del passato, ai campeggi con gli amici quando si stava spensierati, alle notti in sacco a pelo in riva al mare e alle maratone musicali al Parco Nord.

Ma non solo, la stagione estiva era anche quella cosa irripetibile che un sacco di amici, virtuali e reali, stanno invocando a gran voce in questi giorni, con frasi tipo "si stava meglio quando c'era Il Festivalbar", oppure "rivoglio il Festivalbar". Insomma, avete capito di cosa stiamo parlando. Proprio lui, il simbolo delle estati spensierate, lo scrigno dei ricordi più puri e incontaminati, ma anche i primi playback, il doppio CD rosso/blu, le musicassette che suonavi in macchina dei tuoi genitori, ma soprattutto quei tormentoni musicali che se li paragoni alle hit dei giorni nostri ti senti vuoto dentro e triste, tristissimo, fuori. Per non parlare di certe trasmissioni tipo il Cola-Cola Summer Festival che vogliono assumerne lo scettro ma che alla fine ti fanno solo bestemmiare con Rocco Hunt e Dolcenera. Perché le hit dei giorni nostri non è che facciano tutte schifo (Kiesza, ad esempio, è bravissima), quelle del Festivalbar erano diverse, forse perché tutto era diverso... non so come spiegarlo.



Ideato dal grande Vittorio Salvetti e svoltosi dal 1964 (sì, avete capito bene!) al 2007, il Festivalbar è stato per 40 lunghissimi anni il sottofondo ideale dell'estate italiana. Lì dentro è nata e si è evoluta la televisione commerciale, sono esplose le mode e si sono avvicendate le popstar più blasonate, da Sabrina Salerno ai Lunapop, dai Backstreet Boys ai Faith No More. E poi i Gazosa, Luca Dirisio, i Los Locos, Massimo di Cataldo, gli Eiffel 65 che hanno caricato tutte le apparizioni al Festivalbar sul proprio canale You Tube. Gli italiani, nel bene e nel male, ci sono passati quasi tutti, ma ad esempio ricordo ancora oggi una bellissima apparizione dei Simple Minds ai tempi di "Néapolis", solo per citare uno dei miei primissimi approcci alla musica rock. Ma non era il rock lo scopo della kermesse, perché dalle affolatissime piazze delle più suggestive città italiane (che idea fantastica ragazzi!) la quantità di tormentoni che venivano piazzati ogni anno era una cosa allucinante.

Solo nel 1999 ricordo "Mi Piaci" di Alex Britti, "Mambo N. 5" di Lou Bega, "Narcotic" dei Liquido, "Blue (Da Ba Dee)" degli Eiffel 65, "Scar Tissue" dei Red Hot e "Livin' la vida loca" di Ricky Martin. Cioè, ci rendiamo conto!? Provate ad accendere la TV, sintonizzatevi su qualsiasi canale che passi musica a 360 gradi: probabilmente in questo momento starete ascoltando uno di questi brani. Tormentoni che suonavano e risuonavano fino alla nausea, dai bar alle feste patronali, dal mercato il venerdì mattina ai compleanni di diciott'anni. Canzoni che probabilmente stanno risuonando ancora oggi in qualche discoteca affollata di qualche camping estivo.



Forse c'è un unico rimpianto, ovvero non esserci mai andato di persona, in una di quelle piazze. Ma a me sta benissimo così, forse perché che la magia era tutta lì, nello spaparanzarsi a petto nudo davanti alla TV, con un gelato in mano e il condizionatore a palla, in attesa di farsi trascinare dalla prima hit di quell'estate indimenticabile.

Ci manchi tanto Festivalbar, eccome se ci manchi!

PS: Naturalmente non poteva mancare la nostra playlist Spotify. Preparate i fazzoletti, e buon viaggio nel tempo.